
La Banca nazionale svizzera ha inasprito ulteriormente la sua politica monetaria per cercare di soffocare l'aumento dei prezzi. L’istituto ha innalzato di 0,50 punti il suo tasso guida, portandolo dal +0,50% al +1,00%. Si tratta del terzo intervento nel giro di sei mesi (a giugno era passato da -0,75% a -0,25%, per poi passare a settembre a +0,50%). Per Fabrizio Cieslakiewicz, presidente della direzione generale di BancaStato, quella della Bns era una mossa attesa (addirittura si ipotizzava un aumento superiore allo 0,50%) e futuri rialzi non possono essere esclusi. A Ticinonews ha parlato delle possibili conseguenze e degli sviluppi futuri.
Signor Cieslakiewicz, la mossa della Bns era inevitabile?
“Oggi la Svizzera ha un'inflazione che si fissa al 3%, nei paesi limitrofi è intorno all'8-10%. Noi viviamo di un'inflazione importata ed è importante che la banca nazionale tenga sotto controllo l'inflazione e sostenga il franco svizzero. L'obiettivo dell'istituto è di fissarsi in un range inflazionistico che si situa attorno allo 0 e 2 %. Siamo ben lontani dall'obiettivo fissato”.
Qual è il prezzo da pagare per questi continui rialzi dei tassi guida?
“I tassi ipotecari si alzano e in definitiva poter accedere al credito è molto più difficile. Chi ha del risparmio però può beneficiare dei tassi positivi. Fino a poco tempo fa chi aveva della liquidità e averi depositati presso un istituto bancario doveva pagare un tasso negativo”.
Quali ripercussioni ci saranno sul franco?
“Il franco resta una moneta forte e importante. Non è da escludere un abbassamento ulteriore dell'euro rispetto al franco”.
E questo preoccupa?
“Per una zona di confine come la nostra preoccupa perché, con un euro meno costoso, c’è chi va a fare la spesa in Italia a spese di chi ha un negozio in Canton Ticino. È uno dei primi effetti negativi. Con un franco forte anche l'esportazione diventa più difficile perché la merce costa di più. Le aziende svizzere non fanno comunque prodotti da "cash count", ma di qualità e di nicchia, per cui si è disposti a pagare di più”.
La Bns non ha escluso ulteriori rialzi per il futuro. Fino a dove si potrà arrivare?
“Difficile da dire. Fintanto che non si rientrerà nel range dello 0-2% sicuramente ci sarà un ulteriore aumento. È anche vero che eravamo abituati ad avere i tassi allo 0,89%-0,90%, che non erano tassi per un'economia sana. Molti cittadini per costruire una casa pagavano solo l'1%. La realtà è diversa: il tasso medio negli ultimi 25 anni è del 4%. Già adesso siamo ben sotto al fatidico 4%. 20 anni fa ho visto tassi attorno all'8-9%. Oggi siamo in una fascia ancora bassa rispetto alla storia degli ultimi 20 anni.
Per l'anno prossimo si prevede un freno all'attività economica. È dello stesso parere?
“Ci sarà sicuramente un freno. Il denaro costa molto di più. Ci sono inoltre degli effetti esterni all'aumento dei tassi, come l'aumento del costo della merce. Questi sono effetti che penalizzano chi fa impresa e il consumatore finale. Penso ci saranno meno consumi e una recessione. Già oggi ci sono paesi che prevedono una forte recessione, penso che anche la Svizzera non potrà farne a meno. Questa inflazione non è data da un boom economico, ma da fattori esterni, che stanno mettendo in ginocchio diversi paesi”.

