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2026
L'anno politico che verrà
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Laura Milani
19 ore fa
Archiviato il 2025, per la politica è già tempo di pensare all'anno appena cominciato. Ma quali sono i temi caldi sul tavolo? Ecco un riassunto.

Il 2026 sarà l’ultimo anno dell’attuale legislatura prima del rinnovo dei poteri cantonali e federali. Storicamente questo non coincide con grandi manovre e riforme anche se, dopo lo storico doppio sì alle iniziative sulle casse malati dello scorso 28 settembre, l’anno che sta per cominciare politicamente dovrebbe essere in gran parte dedicato alle soluzioni per finanziare le due ricette sul tavolo, visto che la loro entrata in vigore è prevista dal primo gennaio 2027: quella leghista per dedurre integralmente i premi e quella socialista per limitarli al 10% del reddito disponibile. Occorrerà trovare 300 milioni e il Governo lo ha già più volte ribadito: sarà imperativo lavorare sia a livello di spesa, sia di entrate. Governo esortato proprio a dicembre dal Gran Consiglio a presentare un messaggio entro febbraio, vedremo se riuscirà a rispettare il termine. La grande sfida sarà dunque quella di trovare un accordo tra le forze politiche così come tra i partner sociali.

I livelli alle medie

A breve è anche atteso l’esito della sperimentazione per il superamento dei livelli alla scuola media. E, sempre parlando di riforme, dopo il mini arrocco tra i ministri leghisti, Claudio Zali, passato a capo della giustizia, ne aveva ventilata una per la sempre discussa nomina dei magistrati. Vedremo se nel 2026 ci saranno delle novità.

La candidatura di Zali alle cantonali

A proposito di Claudio Zali: subito dopo le feste dovrebbe finalmente sciogliere le riserve su una sua potenziale ricandidatura che in molti danno quasi per certa. Un nodo importante visto che l’Udc ha da tempo dato l’ultimatum: o Zali si fa da parte, o addio lista unica. Anche se, per come sono evoluti i rapporti in questi ultimi mesi, in molti danno l’alleanza già per morta. Sarà davvero così? Sicuramente Lega e Udc dovranno anche fare i conti con le elezioni comunali e federali. Insomma, l’ultima parola potrebbe in realtà non essere ancora scritta.

Il "Caso Hospita"

Comunque, nel corso dell’anno tutte le forze politiche scenderanno in campo. E questo, giocoforza, si intreccerà, se il Gran Consiglio darà luce verde, con i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Hospita che vede coinvolti diversi esponenti della Lega. Verosimilmente il caso approderà in aula già a gennaio. Sempre in Gran Consiglio, a febbraio, dovrebbe invece tornare l’iniziativa costituzionale per la neutralizzazione dei valori di stima, rinviata in commissione a dicembre per ulteriori approfondimenti. Nelle prossime settimane la Gestione cercherà quindi di capire in che modo la riforma potrà essere neutralizzata e soprattutto a carico di chi in vista del voto popolare previsto, salvo sorprese, a giugno.

"200 franchi bastano"

A proposito di votazioni: l’8 marzo sarà una data importante per il mondo dei media. Il popolo svizzero si esprimerà infatti sull’iniziativa 200 franchi bastano per ridurre ulteriormente il canone televisivo. Già con quella decisa dal Consiglio federale a 300 franchi la RSI prevede di tagliare nei prossimi anni un centinaio di posti di lavoro. È chiaro che un eventuale sì comporterebbe delle conseguenze ancora più importanti anche a livello di programmazione. Sempre l’8 marzo i ticinesi saranno chiamati a esprimersi ancora una volta su un’iniziativa dell’MpS per frenare il dumping salariale con maggiori controlli.

I dazi Usa

Mentre entro il 31 marzo l’accordo negoziale tra la Svizzera e gli Stati Uniti per abbassare i dazi doganali dal 39 al 15% dovrà diventare legalmente vincolante, questo il diktat della Casa Bianca, che in caso negativo potrebbe riconsiderare la riduzione delle tariffe punitive. Le negoziazioni devono definire i dettagli, garantendo la sovranità svizzera e definendo concessioni reciproche. Dettagli sono attesi nelle prossime settimane.