
“Io non avevo dubbi sull’identità della paziente, chi li ha avuti avrebbe dovuto farlo non solo urlando, ma anche fermandomi fisicamente”.
È ripreso oggi a Lugano il processo nei confronti del medico Piercarlo Rey per lesioni colpose gravi e falsità in documenti. Il procedimento era stato sospeso a giugno per decidere su alcune istanze della difesa, sostenuta dagli avvocati Renzo Galfetti e Tuto Rossi.
Il chirurgo l’8 luglio 2014 rimosse entrambi i seni alla paziente sbagliata, per la quale era prevista solo la parziale asportazione di una porzione di una sola mammella.
In aula ci si sta concentrando da ore sui metodi di identificazione dei pazienti. Secondo il chirurgo, che risponde alle domande del giudice Amos Pagnamenta, questa è responsabilità soprattutto del medico anestesista, unico che anche in sala operatoria può vedere il volto di chi è sotto i ferri.
“Ho usato il protocollo di identificazione che ho applicato in tutti i 4’500 interventi fatti fino a quel momento”, ha detto il medico. Quel giorno vi fu un cambiamento di programma per una paziente, ma non riguardava la paziente a cui è poi stata fatta la mastectomia totale.
Durante il pomeriggio il dottor Rey dovrà anche spiegare come mai ha scritto il falso sul rapporto d’intervento, spiegando che l’asportazione bilaterale è stata fatta perché il tumore era più grande del previsto. Un agire che, secondo il procuratore pubblico Paolo Bordoli, giustifica la condanna per falsità in documenti.
Filippo Suessli
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