
«Un settore che sta soffrendo, sotto diversi aspetti. I cambiamenti climatici, la situazione geopolitica ed economica, la disponibilità economica delle famiglie ticinesi: tutto questo va a pesare sul nostro commercio e purtroppo le aziende arrancano». Abbiamo parlato con il presidente dell'Unione Contadini Ticinesi, Omar Pedrini, a margine della Camera Cantonale dell'Agricoltura, l'assemblea che riunisce le organizzazioni agricole del Cantone che si è tenuta oggi a Bellinzona. Tra clima, grandi predatori che portano all'abbandono degli alpeggi, nuove norme, aumenti delle spese, nuove malattie, ogni tematica che è stata discussa è un mattone in più in un muro di difficoltà che si staglia sul settore.
Un grido d'allarme
Settore che quindi lancia un grido d'allarme, conferma il segretario agricolo cantonale Sem Genini. «Stiamo soffrendo, nel settore veramente ci sono diverse aziende che stanno chiudendo, anche per esempio per la problematica del lupo, come è stato detto, ma anche degli ungulati che creano sempre più danni. È un grido d'allarme, ma anche di consapevolezza verso l'esterno: tante persone non conoscono il settore, però sarebbe bello che si rendano conto delle difficoltà e anche del motivo magari per cui alcuni prezzi sono un po' più alti, c'è dietro tutto un ragionamento molto importante, con costi fissi molto alti». L'acquisto di prodotti locali, ci conferma Pedrini, è una delle tematiche più importanti. «Questo non per fare la solita propaganda inutile, ma perché noi siamo parte del territorio, siamo parte del tessuto sociale, meritiamo che i nostri prodotti vengano apprezzati e con il giusto prezzo» chiarisce il presidente dell'UCT. «Non è fattibile chiederci di produrre con degli standard molto restrittivi e pretendere di avere i prezzi che vengono fatti nei vari Bennet fuori confine».
Tre risoluzioni
A proposito di prodotti locali, oggi è stata approvata una risoluzione che ne chiede una maggiore tutela negli eventi pubblici. È stata poi votata anche una seconda risoluzione sull'importanza della formazione e una terza che chiede che non siano sempre i terreni agricoli a essere sacrificati in occasione di cantieri importanti. «Non siamo contro, logicamente, queste grandi opere, ci mancherebbe, però ecco che non si vada sempre in terreno agricolo se ci sono delle alternative» conclude Genini.

