
«Una diminuzione di questa portata è preoccupante»: non usa mezzi giri di parole Maurizio Barro, presidente dell'Associazione Acquedotti Ticinesi (AAT). Analizzando i dati risulta che la portata delle sorgenti è diminuita da ottobre 2025 ad oggi. La causa è uno degli anni più poveri di precipitazioni mai fatti registrare. È la stessa AAT a lanciare l'allarme, di fronte ad una situazione che vede riserve idriche ai minimi storici e un utilizzo che - malgrado gli appelli - non accenna a calare.
La tendenza sul medio-lungo periodo
«Attualmente le riserve sono basse, lo si può vedere anche a vista, i fiumi sono secchi, quindi abbiamo problemi sia sulle acque superficiali che sulle acque sotterranee», spiega Barro. Un fenomeno da ricondurre ad una tendenza di media-lunga durata; e anche le prospettive non sono rosee: «da ottobre dello scorso anno le precipitazioni sono nettamente sotto le medie pluriennali. Le scarse precipitazioni derivano dalla crisi climatica che è in corso e che nei prossimi anni purtroppo ci dirà che la situazione si ripresenterà con più frequenza», prosegue Barro.
Le abitudini devono essere ripensate
Ma quindi quali sono le soluzioni percorribili? Il margine di intervento sulle strutture è limitato, spiega il presidente di AAT: «negli ultimi 20-25 anni a livello cantonale sono stati fatti diversi lavori in questo senso. Si è andati a diversificare le fonti e ad interconnettere varie reti. Ci sono in corso ancora alcuni progetti di grossa portata come l'acquedotto al lago del Mendrisiotto, ma tendenzialmente siamo un po' arrivati a limite strutturale. Se non c'è acqua perché non piove, è difficile andare a trovarla». La soluzione passa giocoforza dalle abitudini dell'utenza. In particolare, per quanto riguarda il lavaggio di auto e superfici, le piscine e l'irrigazione: «per esempio cambiando le semenze dei prati verdi: non più utilizzare un prato inglese che richiede tanta acqua, ma delle semenze che ne richiedono meno. È importante rendersi conto che la situazione è abbastanza grave, che gli acquedotti stanno facendo la loro parte, ma non possono sostituirsi alla mancanza di precipitazioni. In futuro bisogna essere pronti ad un cambiamento di abitudini costante», spiega il presidente di AAT.

