
Il Ceresio ogni estate è un’oasi di frescura per ticinesi e turisti, un’oasi però che continua a riscaldarsi: più precisamente di 0,3 gradi ogni decennio, come rivelano dati Supsi raccolti sull’arco di 40 anni. “Noi come Supsi stiamo svolgendo il monitoraggio del lago di Lugano nell’ambito del mandato in collaborazione con il Dipartimento del territorio”, spiega Fabio Lepori, professore di ecologia acquatica applicata presso l’istituto di scienze della terra, intervistato da Teleticino: “grazie a questo mandato stiamo svolgendo delle serie storiche sulla temperatura del lago che risalgono già agli anni ‘70. Con questi dati abbiamo potuto dimostrare che le acque di diversi laghi, e in particolare quelle di superficie, si stavano scaldando”.
Gli effetti negativi
Uno degli effetti negativi del riscaldamento è la proliferazione di diversi tipi di alghe, che lo scorso anno nel lago di Neuchâtel avevano portato alla morte ben 6 cani. Casi comunque rari, ma direttamente correlati con questo aumento delle temperature: “Alcuni degli effetti di questo riscaldamento è che può diminuire la produttività dei laghi, che può essere importante soprattutto dove c’è una forte attività commerciale di pesca”, spiega Lepori, “possono aumentare le fioriture di alghe nocive o cianobatteri e si può anche avere un isolamento delle acque più profonde che può portare a una carenza d’ossigeno”.
“Si rischia la perdita di biodiversità”
La proliferazione delle alghe tossiche e la diminuzione dell’ossigeno in profondità sono fenomeni che fanno un po’ paura. C’è quindi di trovarsi con un lago morto, praticamente una pozza? Secondo Lepori questo rischio è poco realistico, ma degli effetti ci saranno di sicuro: “Ci sono sicuramente delle conseguenze sulla biodiversità. Nel lago ci sono ancora specie adattate a un clima freddo, queste verranno sostituite nel tempo da specie più adatte a condizioni caldi. Ma la preoccupazione è che questo cambiamento porti a anche una perdita complessiva di biodiversità”.
Servono misure
Per fare in modo che questo riscaldamento non continui servirebbero misure mirate, ad esempio migliorando il trattamento delle acque separando acque bianche e acque nere al fine di non immettere nei bacini sostanze che favoriscono la crescita delle alghe, conclude Lepori: “Se si vuole una soluzione definitiva bisognerebbe ridurre il cambiamento climatico a livello globale. L’altra cosa che può essere fatta a livello più locale è quella di portare avanti delle misure di mitigazione del problema. Uno degli aspetti che potrebbe aiutare sarebbe quello di risanare ulteriormente il lago, perché se lo si fa si può in qualche modo cercare di rallentare il consumo di ossigeno e la formazione di fioriture da parte di alghe nocive”.
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