
“I Lloyd’s mi hanno incaricato di verificare in che misura c’erano delle limitazioni nei movimenti e più in generale lo stato di salute della signora. L’abbiamo tenuta d’occhio per tre giorni. Il primo giorno l’abbiamo vista al mercato con il marito e le sue braccia non erano bendate”. “Riconosce in quest’aula la donna di cui sta parlando?”. “Sì. E' quella seduta sul banco degli imputati”. Il dialogo è quello intercorso stamane nell’aula del pretorio di Mendrisio tra uno dei due investigatori privati ingaggiato dalla compagnia di assicurazioni inglese Lloyd’s e il giudice Marco Villa. La mattinata al secondo giorno del processo a carico dei coniugi accusati di aver truffato le assicurazioni sociali e private per oltre ottocento mila franchi è stata dedicata all’audizione dei due investigatori privati ingaggiati dalla compagnia di assicurazioni inglese che sino ad allora avevano versato alla 55enne indennità per grandi invalidi per oltre 600mila franchi. Nel maggio del 2007 i due si mettono sulle tracce della donna. La trovano a Cuprjia, in Serbia, dove stava trascorrendo le vacanze con il marito nella casa di loro proprietà. “Il primo giorno l’abbiamo vista al mercato del paese con il marito con una pentola in mano. Indossava una maglietta a maniche lunghe ma non abbiamo riscontrato nessun bendaggio sulle braccia” ha detto l’investigatore austriaco, che ha aggiunto “il secondo giorno l’abbiamo osservata con i binocoli, filmata e fotografata nel suo domicilio. Non aveva né fasciature ne ferite, sollevava pesi e si occupava del giardino”. In seguito gli investigatori si presentano per un controllo in loco. Dopo alcune trattative col marito ottengono di incontrare la donna, la quale arriva zoppicando e con le braccia bendate. Dopo alcune reticenze la donna accetta di togliere le bende. I due investigatori fotografano le braccia che non presentano nessuna ferita. La donna in aula ha ascoltato le audizioni senza dire nulla, così come il marito, ritenuto suo complice. Solo poco tempo prima l’imputata si era presentata agli ispettori, ai medici e periti e agli incaricati dell’assicurazione con bendaggi a mani e braccia, affermando che era incapace di eseguire le minime necessità facendo credere di aver bisogno di un aiuto permanente. Nel pomeriggio la parola è passata alle parti. Nella sua requisitoria la procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi ha chiesto tre anni di reclusione per i due imputati. Dopo le parti civili, toccherà alle difese, che probabilmente cercheranno di dimostrare che i due non hanno agito con astuzia e che anzi le responsabilità sono da ricercare tra i responsabili delle assicurazioni sociali e i medici che hanno visitato negli anni la donna. La sentenza è attesa per domani. La corte dovrà stabilire se i due hanno truffato con astuzia le assicurazioni ed eventualmente chiarire le responsabilità, comprese forse, quelle delle assicurazioni sociali che per dieci anni hanno versato le indennità alla donna nota oggi alla cronaca come la falsa invalida. [email protected]
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