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"L'accordo sui frontalieri va disdetto"
"L'accordo sui frontalieri va disdetto"
"L'accordo sui frontalieri va disdetto"
Redazione
7 anni fa
La richiesta lanciata oggi da Norman Gobbi a margine dell'assemblea di Regio Insubrica

Sono passati poco meno di quattro anni da quando l’accordo fiscale fra Svizzera è Italia è stato parafato a Milano. Nel frattempo non si sono fatti passi avanti per concludere questo capitolo dei rapporti transfrontalieri. Ed oggi, a margine dell’assemblea annuale della Regione Insubrica, Norman Gobbi ha avanzato la chiara proposta di lanciare un messaggio al nuovo Governo italiano.

"Se dopo 5 anni le autorità italiane non hanno ancora confermato l'accordo siglato, significa che non c'è la volontà. E se non c'è bisogna mettere in discussione tutto e quindi l'opzione di disdire l'accordo del '74 rimane molto seria" afferma Gobbi ai microfoni di TeleTicino. 

Proposta che da Bellinzona dovrebbe arrivare a Berna fino al Consiglio federale prima di concretizzarsi, ma che manifesta un cambio di attitudine verso il nuovo Governo italiano, meno vicino alle sensibilità politiche preponderanti all’interno della Regio Insubrica. Il Conte bis è stato evocato più volte dalla sala, nella speranza che il dialogo con le regioni di frontiera continui. Anche perché negli scorsi mesi la Regione Lombardia ha proposto a Roma delle modifiche all’accordo sui frontalieri, parafato nel 2015.

"Abbiamo proposto una sorta di doppio binario" spiega il neo presidente di Regio Insubrica e assessore Regione Lombardia Massimo Sertori. "Da una parte che i frontalieri possono andare in pensione con l'attuale regime, quindi non si toccato i "diritti acquisiti"; dall'altra invece un nuovo sistema di fiscalità per i nuovi frontalieri, magari cambiata rispetto a quella prevista nell'accordo 2015. Mi sembra che quest'ipotesi di lavoro fosse una buona soluzione".

Tra i temi di stretta attualità affrontati dalla Regio Insubrica, non poteva mancare il dossier Campione. E anche in questo caso Norman Gobbi propone di mandare un altro messaggio a Roma. "I partner che avevamo dall'altra parte per trovare una soluzione al primo gennaio 2020, momento in cui Campione diventerà completamente territorio doganale italiano/europeo, pone diversi problemi: dall'immatricolazione dei veicoli alla fornitura di servizi di base, come lo smaltimento delle acque luride o dei rifiuti, ma anche la fornitura di servizi di telecomuncazione oggi garantite da imprese svizzere. Con questo cambiamento si porranno veri e gravi problemi alla cittadinanza di Campione, ma se l'Italia non vorrà far slittare questo termine ci saranno gravi conseguenze: il fermo di tutti i veicoli campionesi immatricolati Ticino".

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino 

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