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"L’accordo salasso per i frontalieri non sarà approvato"
"L’accordo salasso per i frontalieri non sarà approvato"
"L’accordo salasso per i frontalieri non sarà approvato"
Redazione
8 anni fa
Il parlamentare M5S Giovanni Currò spiega lo stop: "Appena entrati in Parlamento abbiamo espresso la nostra contrarietà"

I frontalieri possono stare Tranquilli: “l’accordo-salasso non verrà approvato”. La rassicurazione è arrivata direttamente dal parlamentare del Movimento 5 Stelle Giovanni Currò che- dalle colonne della Provincia di Sondrio – ha spiegato che, a quasi tre anni dall’annuncio di un’intesa, la maggioranza parlamentare non ha dubbi: “non si va avanti, perché non ci sarà l’indispensabile approvazione dell’aula”. Un’ottima notizia, scrive il quotidiano, per i circa 5'000 valtellinesi e valchiavennaschi occupati nei Grigioni.

“Appena siamo entrati in Parlamento su questo testo abbiamo subito espresso la nostra contrarietà – ha affermato Currò -. In un primo momento siamo andati dal presidente della Camera Roberto Fico chiedendogli di non procedere con la calendarizzazione. Poi c’è stato l’accordo politico per non mettere in programma la ratifica”.

In particolare il Movimento pentastellato non ha gradito il mancato coinvolgimento di tutte le forze politiche da parte del Governo tecnico di Mario Monti, ovvero un Governo che "non aveva alcuna rappresentanza politica".

Secondo Currò occorre intervenire anche a livello di ristorni: “L’intesa del 1974 (relativa all'imposizione dei lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine, ndr) era nata per sviluppare l’area di confine. Sono cambiate molte cose, ma resta la necessità di valorizzare queste zone. Il nostro obiettivo è mantenere lo scopo originario della normativa. Le politiche passate non hanno fatto abbastanza sul fronte della valorizzazione dei servizi e delle infrastrutture tra Italia e Svizzera, ad esempio in termini di strade, ora bisogna rimediare”.

Tornando alle buste paga dei frontalieri, il deputato ha rammentato che “l’accordo del 2015, con la previsione dell’Irpef oltre alle imposte alla fonte in Svizzera, avrebbe abbassato in modo rilevante lo stipendio netto dei frontalieri nel giro di una decina d’anni”. Pertanto “nella Confederazione ci sarebbero stati salari più bassi di quelli attuali, ma con le tutele svizzere, ben inferiori a quelle del nostro Paese. L’eventuale doppia imposizione deve tutelare i salari anche per garantire ossigeno all’economia delle zone di frontiera”.

Quale soluzione, dunque? Per Currò “bisogna trovare un equilibrio, con una parte delle tasse che vada a Roma e un’altra agli enti locali, oltre naturalmente a quella svizzera. Noi pensiamo a un sistema basato su addizionali, per destinare risorse direttamente a Comune e Regione”.

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