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L'accordo del disaccordo: cronistoria di un'odissea
L'accordo del disaccordo: cronistoria di un'odissea
L'accordo del disaccordo: cronistoria di un'odissea
Redazione
8 anni fa
Il consenso fiscale tra Svizzera e Italia è una storia infinita. Dal 2009 si parla della necessità di superare l'accordo del '74

"Ormai ci siamo". Se esistesse una top ten di frasi abusate parlando dell’Accordo tra Svizzera e Italia, questa meriterebbe il gradino più alto del podio. Una granitica certezza sbriciolatasi con il passare degli anni, una decina, e il susseguirsi dei Governi Italiani, almeno sei.

Una storia infinita, un’appassionante telenovela iniziata nel 2009. Da allora, si parla della necessità di superare l’Accordo del 1974. Quello, che prevede che i guadagni di un frontaliere siano imponibili soltanto nello stato in cui svolge la sua attività. Così, la Svizzera tassa i frontalieri, tiene per se il 61,5%, il resto lo ristorna all’Italia. Nel luglio di dieci anni fa, si aprirono ufficialmente i negoziati con l’Italia.

Trattative ad alta tensione fin dalle prime battute. Eppure, già allora si diceva che la ratifica dell’accordo era prossima. Per i due anni successivi, i rapporti restarono tesi ed il famigerato blocco dei ristorni deciso il 30 giugno del 2011 dal Consiglio di Stato, non aiutò a rasserenare gli animi.

Il 16 novembre dello stesso anno, Svizzera e Italia riaprirono comunque le trattative. Nulla di fatto neppure allora. Perché, nel frattempo, al Governo arrivò il tecnico Mario Monti, che da quell’orecchio non sembrò sentirci particolarmente bene. Infatti, per un’intesa si dovette attendere i primi mesi del 2015. "È finita l’era dei ristorni, delle black list e dei capitali sommersi", si disse.

"La Svizzera si impegna a garantire lo scambio di informazioni bancarie, in cambio l’Italia toglierà la Confederazione dalla black list dei paradisi fiscali" furono i commenti. Venne inoltre introdotto il sistema di splitting fiscale: "i guadagni dei frontalieri, cioè coloro che vivono entro 20 chilometri dal confine", si aggiunse,  "verranno tassati per il 70%, in Svizzera con aliquota Svizzera. Il restante 30 lo tasserà l’Italia con i propri parametri".

L’intesa venne firmata il 23 febbraio del 2015. "Ormai ci siamo", dicevano più o meno tutti. E infatti, nonostante i problemi alle trattative causati dall’iniziativa contro l’immigrazione di massa e dalla richiesta del casellario giudiziale per i permessi B e G, l’accordo venne parafato il 22 dicembre dello stesso anno.

Da allora, nonostante i contingenti non siano stati introdotti e a giugno del 2017 il Consiglio di Stato abbia tecnicamente rinunciato alla richiesta del casellario, nulla è cambiato. "Ormai ci siamo" lo sostenevano ancora soltanto gli inguaribili ottimisti come il ministro Angelino Alfano in visita a Lugano a ottobre del 2017. Dal 2015, si sono succeduti 4 Governi: Letta, Renzi, Gentiloni, Conte.

Molti di coloro che per anni hanno portato avanti le trattative, o si sono ritirati o sono in pensione. Siamo nel gennaio del 2019 e che la firma è prossima ad alta voce non lo dice più nessuno.

Maggiori dettagli nel servizio del TG di TeleTicino in onda dalle 18.45

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