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Il processo
L'accoltellatrice : “Se potessi tornare indietro lo farei meglio”
©RescueMedia
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Filippo Suessli
4 anni fa
L’accoltellatrice della Manor ha raccontato i drammatici momenti dell’attacco a due donne nel reparto casalinghi del novembre 2020.

Il 24 novembre 2020 chiese alla commessa della Manor un coltello del pane e poi si scagliò su una cliente del grande magazzino scelta a caso. “Ho fatto zac e ho detto Allah U Akbar tre volte”, ha raccontato la 29enne a processo al Tribunale penale federale di Bellinzona per ripetuto tentato assassinio. “Ho gridato nel modo più aggressivo possibile, perché volevo che fosse ritenuto un attentato”, ha aggiunto la donna.

Il coltello nella confezione di carta

La donna, che nel corso della mattinata ha raccontato la sua vita e il suo avvicinamento all’islam radicale, ha spiegato come abbia scelto un coltello da pane contenuto in una confezione di carta, perché non sarebbe riuscita ad aprirne uno in una confezione di plastica. Si tratta di un coltello di marca Victorinox, con il manico in plastica nera e con la lama lunga 21 centimetri. Non l’ha pagato, per paura che questo l’avrebbe rallentata, e poi ha scelto la vittima: “Ho scelto una donna perché sarebbe stato più semplice con una donna. Non ha la forza di reagire di un uomo”. Lasciando la prima vittima sanguinante a terra, l’allora 28enne si è scagliata contro un’altra donna, ferita in modo più lieve. Era convinta che la prima sarebbe morta.

L'intervento dei passanti

A quel punto alcune persone l’hanno fermata. “Cercavo di scansarmi quando mi hanno bloccata, volevo continuare”, ha raccontato. Voleva continuare, così la giudice Fiorenza Bergomi le ha chiesto se oggi rifarebbe quel gesto. “Se potessi tornare indietro lo farei meglio, mi sarei presa i complici. Perché così, come l’ho fatto, non mi è andata bene per niente”, ha risposto. E ancora: “Io sono ancora della mia convinzione, voglio solo dire Allah è grande”.

La ferita della vittima

In aula sono poi state mostrate le immagini delle ferite della vittima. Due foto del lungo taglio al collo, poi i tagli alla mano e al braccio. “Non è profondo come pensavo io”, ha commentato l’imputata. Guardando tutte le foto ha aggiunto, a più riprese su invito della giudice: “Non mi fanno alcun effetto queste immagini”.

La videosorveglianza

In aula sono stati anche proiettati i video del sistema di videosorveglianza della Manor. La scena non è ripresa direttamente, ma la si può vedere nel riflesso di un cestino dei rifiuti in acciaio. La giudice ha contato uno a uno tutti secondi che ci sono voluti agli uomini che hanno fermato l’imputata: oltre trenta secondi. “È un periodo lungo se ci mettiamo nei panni della vittima che è per terra gravemente ferita”, ha detto la giudice. “Non mi dice niente”, ha risposto l’imputata.

La conversione

Nel corso della mattinata, la 29enne ha anche raccontato la storia del suo avvicinamento all'estremismo. Convertitasi su richiesta dell'ex marito, un musulmano, la donna si è avvicinata allo Stato islamico tra il 2015 e il 2016. Dopo alcune ricerche online, ha conosciuto due presunti jihadisti residenti in Siria che combattevano per lo Stato islamico. Con uno di questi ha anche intrattenuto una relazione virtuale a lungo. "Mi hanno spiegato cosa significa morire da martire, cosa significa servire il Profeta, è una cosa bellissima", ha spiegato. Per raggiungere l'uomo con cui intratteneva una relazione online, ha anche cercato di raggiungere la Siria nel 2017. È stata fermata dalle autorità turche e rimandata in Svizzera dove, fermata dalle autorità federali, è stata ricoverata a Mendrisio.