
Dopo oltre venti giorni di carcere è tornato in libertà l’operaio bresciano arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul cantiere del Polo culturale di Lugano. L’uomo, sui 30 anni, è stato rilasciato questa mattina su ordine del procuratore generale John Noseda. Il suo legale, Giovanni Augugliaro, aveva chiesto la scarcerazione settimana scorsa. Un semplice padroncino, secondo la difesa, un caporale, secondo l’accusa e i sindacati. Vale a dire uno che procaccia e sfrutta manodopera. L’uomo, indagato insieme al titolare della IPI, la ditta che ha ottenuto un subappalto dall’impresa generale, la COMSA, è accusato di estorsione, usura e falsità in documenti. Aveva organizzato squadre di operai bresciani portandoli sul cantiere del Polo culturale. Dall’inchiesta è emerso che alle sue dipendenze hanno lavorato fino a una ventina di operai contemporaneamente. La IPI, che ha ottenuto il subappalto dalla COMSA, pagava direttamente l’operaio. E lui distribuiva i salari ai colleghi, con paghe orarie variabili tra gli 11 e i 13 euro netti all’ora. Più vitto e alloggio. In un caso ne pagava addirittura 8. Cifre nettamente inferiori ai minimi previsti dal contratto collettivo dell’edilizia. Per questo è finito nei guai. Ora si dovranno ricostruire esattamente i flussi finanziari e capire i gradi di responsabilità e di consapevolezza delle due persone sotto inchiesta. Due soltanto, per ora. EMMEBI
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