
Le deputate socialiste Tatiana Lurati e Gina La Mantia hanno inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato in merito all’abbigliamento sportivo femminile e agli stereotipi di genere nel mondo dello sport. Secondo le deputate in questo ambito “esistono ancora molti ostacoli all'eguaglianza e alle pari opportunità restano ancora da superare".
"Un aspetto di discriminazione nello sport passa dai codici di abbigliamento imposti dalle federazioni sportive a tutti i livelli, anche alle giovani leve. - scrivono le deputate -. Infatti l'abbigliamento sportivo per donne spesso sessualizza il corpo delle atlete senza tenere conto degli aspetti pratici a cui ogni tenuta sportiva deve rispondere, e per le donne senza tenere conto, ad esempio, delle mestruazioni”.
“Questa tendenza alla sessualizzazione - secondo le deputate - può condizionare le giovanissime ragazze proprio nella loro fase di crescita puberale e di sviluppo identitario, si ritrova anche nelle indicazioni sulle tenute da ginnaste e ginnasti nelle ‘Prescrizioni tecniche attrezzistica 2019’ dell'Associazione Cantonale Ticinese di Ginnastica:
12) Sul campo di gara, durante la competizione, la tenuta dei ginnasti e delle ginnaste viene regolamentata nel seguente modo:
Maschile Suolo e salti: pantaloncini corti Anelli, sbarra e parallela: pantaloncini ginnici lunghi oppure pantaloncini corti.
Femminile: A tutti gli attrezzi è permesso solo il costumino sgambato Nessun tipo di pantaloncino sarà concesso".
Per questi motivi le deputate socialiste chiedono al Consiglio di Stato quanto segue:
1. È al corrente che esistono delle prescrizioni di abbigliamento specifiche differenziate per sesso che non favoriscono la parità di genere, ma al contrario perpetuano le discriminazioni nelle società sportive?
2. Non ritiene il Consiglio di Stato che le associazioni sportive, che ricevono anche fondi pubblici allo scopo di "incoraggiare comportamenti che contribuiscano a radicare nella società i valori positivi dello sport e a combattere gli effetti collaterali indesiderati” (art.1, cpv. d della Legge Federale sulla promozione dello Sport) debbano favorire un’immagine della donna emancipata ed evitare di rafforzare stereotipi sessisti?
3. Esistono dei criteri precisi per ottenere dei finanziamenti pubblici? Se no, non sarebbe opportuno emanare una direttiva precisa che inglobi anche la promozione della parità tra i sessi?
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