
“Ho bisogno di parlare, oggi sto meglio”. Lo ha detto con la voce rotta dall’emozione la 24enne che oggi in aula ha voluto essere sentita nel processo a carico del suo ex compagno accusato di tentato assassinio. “Ho fatto un lungo percorso di psicoterapia, ancora oggi il mio fisico porta le conseguenze di quei colpi.”
La ricostruzione dei fatti
I fatti, lo ricordiamo, risalgono al 21 ottobre del 2021 quando il 22enne sangallese arrivò in Ticino in treno portando con sé un arsenale in un borsone e uno zaino. Oltre al fucile di grosso calibro che aveva sottratto al nonno, aveva quattro paia di manette, un coltello, una vanga, un rotolo di nastro adesivo, una bottiglia di soda caustica nonché occhiali e guanti per l’utilizzo di quest’ultima. Ha raggiunto la casa della sua ex ragazza a Solduno e si è introdotto nell’appartamento dove si trovavano lei e il suo nuovo compagno. Minacciandoli con un coltello, li ha costretti a legarsi a vicenda con le manette. La ragazza è stata poi liberata per permetterle di zittire la sua cagnolina che stava abbaiando. A questo punto è riuscita a scappare dalle scale, lui l’ha rincorsa armato di fucile e le ha sparato nell’atrio del palazzo attraverso il vetro dell’entrata del condominio. Vetro che ha attutito il colpo e le ha salvato la vita. La vittima era stata ricoverata in condizioni gravissime. Oggi in aula ha ripercorso alcuni attimi della relazione con l’imputato che la controllava ossessivamente attraverso il telefonino e i profili social. Un giorno le ha detto “se mi lasci mi ammazzo” e ha simulato un’impiccagione. Le controllava quello che indossava, dove andava a fare la spesa. Per questo motivo lui aveva anche un ordine restrittivo nei suoi confronti, non poteva né avvicinarsi né contattare la donna.
Le contraddizioni del 22enne
In aula il giudice Siro Quadri ha incalzato più volte il 22enne, mettendolo di fronte alle contraddizioni del suo racconto. Se, come sostenuto dall’imputato, il colpo di fucile è partito per sbaglio, perché la prima cosa che ha fatto è stata scappare e non soccorrerla quando l’ha vista a terra che urlava? Perché non ha chiamato i soccorsi, perché invece ha chiamato la mamma dicendo “scusami dovevo farlo”? Perché ha distrutto o tentato di distruggere i suoi due telefonini? Molte domande a cui la maggior parte delle volte ha risposto “non lo so”. Il giudice gli ha anche chiesto del tatuaggio che ha sotto l’occhio. È una lacrima piena, la dimostrazione di aver ucciso qualcuno. “Perché ha sul viso il tatuaggio di un assassino?” l’ha interrogato Siro Quadri. “Per me rappresenta il dolore per il suicidio di mio padre”, ha risposto l’imputato. Il processo riprende domani alle 9.30.

