Processo Solduno
La vittima: "Ancora oggi il mio fisico porta le conseguenze di quei colpi"
Caroline Roth
27.11.2023 18:44

Foto: © Rescue Media
Parla la vittima del 22enne sangallese, alla sbarra per tentato assassinio. Il 21 ottobre 2021 la raggiunse a Solduno e le sparò con un fucile mentre tentava di fuggire da una palazzina.
“Ho bisogno di parlare, oggi sto meglio”. Lo ha detto con la
voce rotta dall’emozione la 24enne che oggi in aula ha voluto essere sentita
nel processo a carico del suo ex compagno accusato di tentato assassinio. “Ho
fatto un lungo percorso di psicoterapia, ancora oggi il mio fisico porta le
conseguenze di quei colpi.”
La ricostruzione dei fatti
I fatti, lo ricordiamo, risalgono al 21 ottobre del 2021
quando il 22enne sangallese arrivò in Ticino in treno portando con sé un
arsenale in un borsone e uno zaino. Oltre al fucile di grosso calibro che aveva
sottratto al nonno, aveva quattro paia di manette, un coltello, una vanga, un
rotolo di nastro adesivo, una bottiglia di soda caustica nonché occhiali e
guanti per l’utilizzo di quest’ultima. Ha raggiunto la casa della sua ex
ragazza a Solduno e si è introdotto nell’appartamento dove si trovavano lei e
il suo nuovo compagno. Minacciandoli con un coltello, li ha costretti a legarsi
a vicenda con le manette. La ragazza è stata poi liberata per permetterle di
zittire la sua cagnolina che stava abbaiando. A questo punto è riuscita a
scappare dalle scale, lui l’ha rincorsa armato di fucile e le ha sparato
nell’atrio del palazzo attraverso il vetro dell’entrata del condominio. Vetro
che ha attutito il colpo e le ha salvato la vita. La vittima era stata
ricoverata in condizioni gravissime. Oggi in aula ha ripercorso alcuni attimi
della relazione con l’imputato che la controllava ossessivamente attraverso il
telefonino e i profili social. Un giorno le ha detto “se mi lasci mi ammazzo”
e ha simulato un’impiccagione. Le controllava quello che indossava, dove andava
a fare la spesa. Per questo motivo lui aveva anche un ordine restrittivo nei
suoi confronti, non poteva né avvicinarsi né contattare la donna.
Le contraddizioni del 22enne
In aula il giudice Siro Quadri ha incalzato più volte il
22enne, mettendolo di fronte alle contraddizioni del suo racconto. Se, come sostenuto dall’imputato, il colpo di fucile è
partito per sbaglio, perché la prima cosa che ha fatto è stata scappare e non
soccorrerla quando l’ha vista a terra che urlava? Perché non ha chiamato i
soccorsi, perché invece ha chiamato la mamma dicendo “scusami dovevo farlo”? Perché ha distrutto o tentato di distruggere i suoi due telefonini? Molte
domande a cui la maggior parte delle volte ha risposto “non lo so”. Il giudice gli ha anche chiesto del tatuaggio che ha sotto
l’occhio. È una lacrima piena, la dimostrazione di aver ucciso qualcuno. “Perché ha sul viso il tatuaggio di un assassino?” l’ha interrogato Siro
Quadri. “Per me rappresenta il dolore per il suicidio di mio padre”, ha risposto
l’imputato. Il processo riprende domani alle 9.30.

