
La panne tecnica dell’altra sera ha messo in difficoltà molti, in tutto il mondo. Per quasi sette ore, infatti, la galassia di Mark Zuckerberg è stata inattiva e toccando Facebook, Instagram e WhatsApp. Forse solo in quelle ore ci siamo resi davvero conto di quanto siamo ossessivamente collegati ai social media. Oggi giorno, difficile negarlo, è complicato pensare a stare senza connessione anche solo per qualche minuto. Chi per lavoro, chi per svago si ritrova spesso (se non sempre) a scambiare messaggi, vocali, foto, a scrollare la home di Facebook o a curiosare storie Instagram.
Per fare un’analisi più ampia del fenomeno Ticinonews ha raggiunto il sociologo Sebastiano Caroni. “Le persone oggi danno per scontato la raggiungibilità di chiunque in qualsiasi momento”, spiega. Anche a livello lavorativo, spesso, accade la stessa cosa. “Questo nostro essere costantemente raggiungibili e disponibili colonizza gli spazi dell’immaginazione e gli spazi del riposo, del raccoglimento. La tecnologia, infatti, riduce lo spazio dell’interiorità”, sottolinea.
Per il sociologo ci sono aspetti che andrebbero rilanciati. Il rischio – spiega – è che “il mondo virtuale possa diventare la nostra dimora principale e che la vita quotidiana possa diventare una sorta di distrazione”. L’importante dunque è coltivare una serie di attività che possono coprire lo spettro che va dalle attività legate all’interiorità, fino ad attività che implicano lo scambio e il dialogo con le persone.
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