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Berna
«La tassa sulla salute dei frontalieri sia un vantaggio per il Ticino»
©CdT/Chiara Zocchetti
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Red. Online
8 ore fa
Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede al Governo di collaborare affinché l'imposta italiana torni a vantaggio dell’erario ticinese e federale

La cosiddetta «tassa sulla salute» torna sul tavolo del Consiglio federale. Dopo il consigliere agli Stati Fabio Regazzi (Centro) e il collega del Nazionale Giorgio Fonio, questa volta a chiedere lumi al Governo è il consigliere nazionale della Lega Lorenzo Quadri. La tassa in questione, sottolinea nella sua interpellanza, «in un’ottica di mercato del lavoro ticinese, è di per sé positiva» perché «aumentando la pressione fiscale sui vecchi frontalieri si ottiene un effetto anti-dumping salariale».

L’obiettivo elvetico, sottolinea, «non deve essere impedirne la messa in vigore, bensì utilizzarla a proprio vantaggio, per mantenere sul territorio ticinese (e nazionale) una quota maggiore delle imposte versate dai vecchi frontalieri». La tassa sulla salute, ribadisce Quadri, «ha tutte le caratteristiche di un’imposta, tanto più che verrebbe prelevata in base al reddito». Se così fosse, costituirebbe una violazione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri: «Una violazione che permetterebbe di rimettere in discussione i ristorni, o quantomeno l’ammontare dei medesimi, a vantaggio dell’erario ticinese, e anche di quello federale», evidenzia Quadri, chiedendo al Consiglio federale se intende «allinearsi al Ticino nell’argomentare che la tassa sulla salute sia un’imposta» o se invece la «la politica del Governo consiste nell’accettare violazioni di accordi internazionali da parte dell’Italia a danno del Ticino, per non avere (ulteriori) discussioni con Roma». Inoltre, il leghista chiede se Berna ha intenzione di «adoperarsi per una soluzione che preveda che l’introito della tassa sulla salute venga dedotto dai ristorni» e se «sarebbe immaginabile una loro deduzione parziale».