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Ripartenze
«La Svizzera mi ha dato un’ispirazione morale»: la storia di Ivan, rifugiato ucraino
Oleh Pshenychnyi
6 giorni fa
Arrivato a 17 anni dall’est dell’Ucraina, oggi studia all’università a Lugano. Tra difficoltà economiche, integrazione e sogni per il futuro, ci racconta come vive la sua quotidianità da quando è arrivato in Ticino.

Quando la Russia ha avviato l’aggressione militare contro l’Ucraina, Ivan aveva 17 anni. Su iniziativa dei genitori, insieme alla sorella maggiore ha lasciato l’est del Paese per raggiungere la Svizzera, considerata una destinazione sicura. Oggi ha 21 anni, studia all’università e guarda al futuro con la consapevolezza di voler tenere il suo destino nelle proprie mani.

Come mai hai deciso di trasferirti in Svizzera?

«Il trasferimento è avvenuto quasi per caso: i nostri genitori ci hanno detto semplicemente di andare in Svizzera. Non ci siamo opposti. È stata più una decisione loro che una mia scelta consapevole».

Quali sono state le tue prime impressioni? Quali aspettative si sono realizzate?

«Quando pensavo alla Svizzera immaginavo tranquillità, sicurezza e banche. È stato inaspettato iniziare subito a vivere a Lugano. Ci sono montagne, posti bellissimi. Tutto questo mi ha dato un’ispirazione morale».

Com’è stata la procedura per ottenere lo stato di protezione S?

«È stata una procedura standard. Non ho riscontrato particolari problemi. Il periodo di attesa è stato forse un po’ lungo, dall’arrivo in marzo fino all’estate, ma non ho avuto particolari difficoltà con i documenti. L’importante è stato ottenere il permesso».

Ad ogni minorenne viene assegnato un avvocato e viene esaminato attentamente il background dei nuovi arrivati. Ti hanno fatto delle domande?

«Sì. Essendo arrivato con mia sorella maggiorenne siamo stati registrati inizialmente come madre e figlio. Quando ho compiuto 18 anni mi sono “separato” burocraticamente e ho iniziato a recarmi personalmente ogni mese all’ufficio della migrazione».

In quali condizioni vivi oggi? Ricevi ancora lo stesso aiuto?

«Lo Stato paga un appartamento di due stanze e copre l’assicurazione sanitaria e i medicinali. Quando ero registrato con mia sorella ricevevamo insieme circa 800 franchi. Ora ne ricevo circa 500.  Vengono coperte anche alcune altre spese».

È sufficiente per vivere?

«Non proprio. In questo momento non sento molto il sostegno dello Stato. Bisogna fare tutto da soli, come sempre e ovunque».

Come è andata con la lingua italiana?

«Sono arrivato senza conoscerla. All’inizio non l’ho studiata perché pensavo di ripartire presto. Poi ho trovato amici italofoni e parlare è diventato più facile. Ho iniziato a pensare costantemente a come formulare pensieri in italiano. Anche l’università mi ha aiutato molto: in due o tre anni ho raggiunto un livello B2. Parlo anche inglese».

Hai imparato altre lingue?

«Avrei voluto imparare lo spagnolo, ma finora non ci sono riuscito».

Interagisci spesso con i locali? Come descriveresti la comunicazione con loro?

«Ho amici di diverse nazionalità: uno svizzero, una colombiana, un ucraino, un’ecuadoriana, un italiano e un croato. In realtà, nel mio gruppo più stretto ci sono pochi svizzeri, ma sono tutte persone amichevoli e di supporto».

Ti senti al sicuro? Puoi chiamare la Svizzera casa?

«Penso che sia ancora troppo presto per chiamarla casa. Per ora non mi sento svizzero e non so nemmeno se voglio aspirare a questo. So che voglio ottenere qui la mia istruzione e vivere qui per un periodo».

Hai intenzione in futuro di trasferirti altrove o di tornare in Ucraina?

«Molto probabilmente proverò a vivere in un altro Paese europeo. Poi, tra 10 o 15 anni, spero di tornare in Ucraina. Poiché la Svizzera segue le decisioni dell’Unione Europea sul prolungamento o meno dei permessi di soggiorno per gli ucraini, non so davvero su cosa basarmi. Non ho grandi aspettative: per ora studio e poi si vedrà».

Stai cercando lavoro?

«Sì. Esiste una struttura statale chiamata Sportello C che aiuta chiunque si rivolga a loro per questioni legate allo studio o al lavoro: ti aiutano a capire cosa fare, a conoscere il mercato del lavoro. Possono potenzialmente aiutarti a trovare un impiego. Alcuni miei amici, ad esempio, hanno lavorato come fattorini, postini o cassieri, con uno stipendio di circa 300 franchi al mese come lavoro part-time o tirocinio».

Hai provato a cercare lavoro tramite agenzie private o in altri modi?

«Ho inviato e-mail con candidature spontanee, ho distribuito curricula nei ristoranti e nei negozi: ho girato tutto il centro città e anche le periferie lasciando il mio CV. In un certo periodo potevo distribuire anche 70-100 curricula, ma non ricevevo risposte. Una volta mi ha chiamato McDonald’s, ma non sono riuscito a rispondere in tempo. Poi li ho richiamati e sono andato di persona, ma mi hanno detto che il posto non era più disponibile».

È difficile diventare finanziariamente indipendenti in Svizzera?

«Se non lavori o non hai genitori benestanti, purtroppo è molto difficile vivere qui».

* La storia di Ivan è una delle tante testimonianze che sono raccontate nel ciclo “Ripartenze”, curata da Oleh Pshenychnyi, studente di giornalismo arrivato in Ticino nel febbraio 2023, dove ho ottenuto lo statuto di protezione S. In Ucraina ha frequentato l’Università nazionale di Chernivtsi (per cui continua a seguire corsi online). Nel corso del suo percorso accademico devo realizzare cinque articoli, che saranno pubblicati su Ticinonews (testata presso la quale ho già svolto uno stage nell’estate del 2024). Il tema della serie riguarda la condizione dei rifugiati ucraini in Svizzera e le politiche di assistenza della Confederazione nei loro confronti. Dall’inizio della guerra la Svizzera ha accolto circa 70.000 rifugiati ucraini, di cui quasi 3.000 in Ticino.