
L'opposizione all'aumento del numero di consiglieri federali da 7 a 9 espressa oggi dal Consiglio Nazionale ha subito suscitato una serie di reazioni soprattutto in Ticino, il Cantone che maggiormente sperava in questa modifica per poter finalmente avere un consigliere federale in rappresentanza della Svizzera italiana.
Tra i primi ad aver espresso la loro delusione c'è stato il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri: "Anche stavolta niente da fare per permettere alla Svizzera italiana di avere una sua rappresentanza. Certo, immaginare di aumentare i "posti a tavola" per poter partecipare è davvero l'ultima ratio, ed è deludente che si debba arrivare a questo. Ma gli ultimi due decenni dimostrano che non ci sono molte altre alternative. E comunque c'erano anche altri argomenti per l'aumento a 9 dei Consiglieri federali, ad esempio una più equilibrata ripartizione dei compiti tra i membri del Governo".
Anche la collega socialista Marina Carobbio aveva sostenuto la modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale: "Aumentare da 7 a 9 i consiglieri federali permetterebbe di rappresentare meglio le diversi componenti linguistico-culturali della Svizzera, lasciando comunque la necessaria ponderazione e valutazione politica al parlamento, ma anche di aumentare l’efficienza del Consiglio Federale. Ma soprattutto rafforzerebbe la legittimazione democratica del Governo e la coesione nazionale".
Un sostegno al Ticino è arrivato anche da politici di altri Cantoni, come ad esempio il consigliere nazionale socialista argoviese Cédric Wermuth (che proprio oggi ha chiesto l'anullamento dell'iniziativa "Prima i nostri"): "Die italienische Schweiz einmal mehr links liegen gelassen (La Svizzera italiana è stata ignorata ancora una volta)".
Delusione è stata espressa anche dal consigliere nazionale PPD Marco Romano: "L’assenza di un italofono in Consiglio federale perdura da oltre 17 anni. Un vuoto simile non trova paragoni nella storia moderna del Paese. Le conseguenze sul tanto decantato pluralismo svizzero sono molteplici ed evidenti. La responsabilità è nelle mani dell’Assemblea federale, che per svariati motivi, non riesce più a eleggere un rappresentante della Svizzera italiana".
"E’ evidente che la maggioranza tedescofona e francofona del Paese abbiano un’attenzione diversa verso la situazione attuale. In aggiunta chi siede in un Governo è tendenzialmente scettico ad aumentare la cerchia degli eletti temendo di perdere potere - ha proseguito Romano - In quest’ottica è leggibile anche la posizione negativa del Consiglio federale. E’ però positivo che 4 Cantoni (LU, FR, VD, JU), a cui aggiungere chiaramente il Ticino, hanno compreso la situazione e sostengono la riforma. La maggioranza della Commissione ritiene centrale la problematica della rappresentanza, oggi non data, di tutte le componenti linguistiche nel Consiglio federale".
"Non è possibile comparare il ruolo e l’attività del Consiglio federale nel 2016 rispetto alla realtà del 1848; quale esempio possono essere citati l’attività in gremi internazionali nonché quella in collaborazione con i gremi intercantonali. Emerge nel contempo la preoccupante tendenza a voler aumentare il numero di Segretari di Stato per colmare l’incapacità strategica e operativa dei membri del Governo. Massimo rispetto per queste figure professionali, ma non vi sono né la legittimità democratica né il controllo parlamentare".
"A corto termine vi sono poche possibilità che cambi qualcosa e gli effetti nella Svizzera italiana sono evidenti - conclude Romano - Vi è un lento distacco, una crescente sfiducia, nei confronti del Governo federale. L’italiano nell’Amministrazione federale diviene vieppiù una lingua marginale, i rapporti con l’Italia stentano in numerosi ambiti e la Svizzera, Paese plurilingue, dialoga in inglese con l’Italia. La Svizzera italiana è un contesto culturale unico con una realtà socioeconomica differente dalla Svizzera tedesca e dalla Romandia. L’assenza continua dal Consiglio federale è nociva per la coesione nazionale e i risultati in occasione di votazioni popolari federali e cantonali sono qualcosa di più di semplici differenze o segnali".
Delusa anche la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, che ha puntato il dito contro le voci contrarie levatesi proprio dal Ticino: "Peccato, perché, al di là di una ripartizione migliore di lavoro e competenze, avremmo potuto come ticinesi avere più chances di essere rappresentati in seno al Governo federale. Peccato anche che voci contrarie si sono levate da nostri colleghi ticinesi, peccato perché mai come in questo caso lo spirito di squadra conta e sarebbe stato invece un bel "segnale" remare tutti nella stessa direzione quando si tratta del nostro Cantone. Ma anche qui ci facciamo riconoscere".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

