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Ticino
"La Svizzera in balia di uno Stato inadempiente"
Redazione
11 anni fa
L'UDC ticinese prende posizione sulle ultime "pericolose sceneggiate dell'Italia", criticando pure le autorità elvetiche

L'UDC ticinese prende posizione sulle ultime "pericolose sceneggiate dell'Italia", che ieri ha convocato l'ambasciatore svizzero Giancarlo Kessler per esprimegli la viva preoccupazione delle misure messe in atto dalle autorità cantonali ticinesi nei confronti dei frontalieri italiani. Si parla di provvedimenti, voluti dal ministro Norman Gobbi, che chiedono il casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti a coloro che richiedono o vogliono rinnovare il proprio permesso (B o G).

"Secondo il governo italiano" esordisce il comunicato stampa del partito di Gabriele Pinoja, "un cantone svizzero non può applicare, in materia di tasse comunali, la stessa aliquota che pagano già molti cittadini elvetici. E non può chiedere neppure il casellario giudiziale e quello dei carichi pendenti a cittadini stranieri che desiderano vivere nel nostro paese".

"Sono opinioni che non condividiamo" ribadisce l'UDC, "ma che fanno parte del gioco delle parti, di cui i governi italiani sono peraltro maestri imbattibili, dalla notte dei tempi".

Oltre a dirsi sorpreso per la convocazione dell'ambasciatore svizzero alla Farnesina, "a causa di tematiche tutt'altro che da guerra", il partito si dice pure sorpreso dall'atteggiamento da parte delle autorità elvetiche. "Lascia interdetti l'atteggiamento del governo svizzero e dei suoi ambasciatori (che portano pena), sempre più in balia di minacce da parte di uno Stato inadempiente su sviariati dossier, ma che, con la faccia tosta dei bulli di quartiere, avanza richieste e pretese, e ottiene pure comprensione da parte delle autorità federali del nostro Paese".

"La scomposta strategia del governo di un Paese che cerca di indebolire la Confederazione per ottenere sempre di più su note questioni che hanno come protagonista il vil denaro", si continua a leggere, "va semplicemente respinta al mittente".

"Quando il governo italiano", chiude la nota, "che non riesce neanche a riportare a casa due militari arrestati da un Paese in via di sviluppo, ma si permette di fare la voce grossa con la Svizzera - rispetterà tutti i criteri di reciprocità solitamente osservati da ogni comunità civile; quando avrà tolto la Confederazione elvetica dalla “Black List”; quando avrà intrapreso i lavori per la realizzazione di opere pubbliche per le quali ha già ottenuto ingenti somme dal governo svizzero; quando non ci manderà più mafiosi e camorristi che impongono il pizzo e bruciano negozi (una media di tre all’anno, solo in Ticino); quando ci avrà spiegato come mai il 51% di tutti i reati finanziari commessi su territorio svizzero ha come protagonisti cittadini italiani… allora potrà convocare ambasciatori e presidenti, re e giullari. E cercare di coprire le proprie inadempienze in base alla tradizione della diplomazia italiana: a tarallucci e vino".

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