
Oggi la Svizzera figura soltanto su una lista nera italiana, ma questa lista non ha ripercussioni sulle imprese svizzere che vogliono investire in Italia. Lo dichiara il Consiglio federale nella sua risposta a un'interrogazione presentata da Marco Romano (PPD), che chiedeva appunto un quadro della situazione attuale (vedi articolo suggerito).
"Il 9 maggio 2012 la Svizzera e l'Italia hanno ripreso il dialogo bilaterale in materia finanziaria e fiscale e il 23 febbraio 2015 i due Paesi hanno firmato un Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) e una roadmap per la prosecuzione del dialogo sulle questioni finanziarie e fiscali" esordisce il Consiglio federale nella risposta al parlamentare ticinese. "La roadmap stabilisce le condizioni per lo stralcio della Svizzera dalle liste nere italiane e l'inserimento nelle liste bianche. Dagli anni Novanta l'Italia ha introdotto un sistema di liste nere e bianche nel settore fiscale. La Svizzera figurava su tre liste nere italiane, ovvero su quella del 1999 per le persone fisiche e su quelle del 2001 ("Controlled Foreign Company") e del 2002 (indeducibilità dei costi) per le persone giuridiche. Il 1° gennaio 2016 l'Italia ha abrogato le liste del 2002 e del 2001. Quest'ultima è stata sostituita da una disposizione generale nel diritto italiano."
"Oggi la Svizzera figura soltanto sulla lista nera del 1999 che riguarda le persone fisiche italiane e prevede l'inversione dell'onere della prova per le persone residenti in Italia che trasferiscono il loro domicilio fiscale in Svizzera" scrive il Consiglio federale. "Fondamentalmente questa lista non ha alcuna ripercussione diretta sulle imprese svizzere che intendono investire in Italia. Poiché il fatto di figurare su una lista nera - a maggior ragione su una di un Paese limitrofo - danneggia comunque la reputazione della Svizzera, il Governo elvetico continua a impegnarsi affinché il nostro Paese venga tolto anche da questa lista. Del resto, il 13 luglio 2016, data dell'entrata in vigore del Protocollo che modifica la CDI con l'Italia, la Svizzera è stata inserita in due liste bianche sugli Stati convenzionati che consentono scambi di informazioni su domanda. Si tratta dell'elenco generale del 1996 e dell'elenco del 2016 concernente l'imposta sulle transazioni finanziarie."
"Attualmente in Italia non esistono più liste nere applicabili direttamente a persone giuridiche svizzere o italiane che intrattengono relazioni economiche e commerciali con la Svizzera. Il Decreto incentivi (DI) del 2010, che non è una lista nera, continua però a essere applicato alla Svizzera. Attraverso un decreto italiano del 2014 le formalità in relazione al DI sono tuttavia state allentate sensibilmente. In linea di principio queste formalità sono paragonabili ai requisiti che gli operatori economici italiani devono soddisfare nei confronti dei partner dell'UE. Infine, dal 2007 l'Italia rifiuta di applicare l'articolo 15 dell'accordo tra la Svizzera e l'UE sulla fiscalità del risparmio alle società svizzere con statuto fiscale privilegiato" conclude il Consiglio federale. "Con la Riforma III dell'imposizione delle imprese questo problema potrà essere risolto."
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