
Suscita malumori la proposta avanzata dalla Commissione europea di far pagare la disoccupazione dei frontalieri non più dallo Stato di residenza, ma da quello dove l'interessato ha lavorato nell'ultimo anno.
Una proposta che se dovesse concretizzarsi avrebbe pesanti conseguenze finanziarie per la Svizzera, nell'ordine di diverse centinaia di milioni di franchi di costi supplementari.
Oggi infatti i 314'000 frontalieri che lavorano nel nostro Paese pagano i loro contributi in Svizzera, ma ricevono le indennità dal loro Paese di residenza. In cambio la Svizzera versa ai Paesi di residenza dei frontalieri un indennizzo pari a 3 mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno o a 5 mesi per chi ha lavorato di più.
Un sistema che va a vantaggio della Svizzera: nel 2015 il nostro Paese ha infatti incassato contributi di frontalieri per un totale di 418 milioni di franchi e ne ha versati solo 193.
Ma come detto l'Unione europea è ora intenzionata a cambiare le regole del gioco, con il rischio che a rimetterci sia anche il nostro Cantone. "È un problema che richiede un dibattito politico anche all'interno della Svizzera" ha sottolineato il direttore del DFE Christian Vitta alla RSI, auspicando una celere presa a carico della questione da parte di Berna.
Il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri vede invece una sola soluzione: "Disdire l'accordo liberale sulla libera circolazione" ha scritto sul Mattino della domenica, evidenziando un ulteriore possibile problema: "Se otterranno la disoccupazione in Svizzera, i frontalieri si iscriveranno tutti agli Uffici regionali di collocamento. Di conseguenza beneficeranno delle misure decise a Berna nell'ambito dell'affossamento del 9 febbraio, che mirano a sostenere gli iscritti all'URC, indipendentemente dalla residenza. Quindi anche i frontalieri."
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