
Un documento di ben 25 pagine è stato pubblicato ieri sul proprio sito personale (www.manuelebertoli.ch) dal consigliere di Stato socialista.
Si chiama "Contributo al dibattito politico del consigliere di Stato Manuele Bertoli" e, come indica il titolo, vuole essere un documento di riflessione sulla situazione attuale e sulle prospettive future del nostro Cantone.
Il documento è suddiviso in due grandi capitoli, uno che riguarda il Ticino e i suoi rapporti con l'Europa, l'altro incentrato sullo sviluppo futuro del nostro Cantone, più un'appendice.
Perché gli svizzeri sono euroscettici?
Nel primo capitolo Manuele Bertoli esordisce cercando di spiegare il motivo per cui la maggioranza della popolazione svizzera guarda generalmente con diffidenza a ciò che proviene dall'estero, quindi anche alla costruzione della comunità europea. Secondo il ministro socialista, a causare questo atteggiamento è stato il successo economico che il nostro Paese ha vissuto nel secondo dopoguerra, ben maggiore rispetto a quello dei Paesi vicini. "Questo contesto ha fatto crescere man mano da noi un diffuso complesso di superiorità rispetto agli altri Paesi europei" scrive Bertoli.
"Nessun problema ad accettare i capitali esteri"
Malgrado ciò, prosegue Bertoli, "il sistema politico svizzero (...) non ha mai ritenuto problematico che il nostro Paese rappresentasse un approdo sicuro per consistenti capitali in fuga da altri Paesi, né che mantenesse in vita una gestione della manodopera estera basata anche su istituti molto discutibili, come il contestato statuto dello stagionale, rimasto in vigore sostanzialmente fino all'adozione dei trattati bilaterali con l'Unione europea."
Bertoli spiega poi lo sviluppo dell'euroscetticismo, che a suo dire sarebbe stato sapientemente sfruttato dalla destra per "contrapporre una certa sicurezza di stampo paternalistico all'insicurezza della competizione aperta tra persone e tra territori."
"Oggi la Svizzera è un Paese euroscettico e il Ticino lo è in modo ancora maggiore" scrive Bertoli, secondo cui questa posizione è dettata a destra dalla volontà di difendere l'indipendenza del nostro Paese, a sinistra dal sentimento secondo cui l'Europa unita serve solo ai mercati e non ai cittadini.
"L'Europa è garante di pace"
"Eppure l'unione politica tra 28 nazioni europee dell'ovest e dell'est, quindi con un passato anche recente molto diversificato, rimane un fatto storico senza precedenti, il cui valore in termini di stabilità e di garanzia di un futuro pacifico per il continente ha una portata immensa" sottolinea il consigliere di Stato socialista.
"Come spesso accade per i fenomeni dalle dimensioni molto grandi, la loro enormità non è sempre colta facilmente dalla società e dall'opinione pubblica, più incline a vedere i dettagli" prosegue Bertoli, secondo cui però non va messa in secondo piano "la natura di grande pacificatrice dell'unione politica costruita in poco più di 60 anni nel nostro continente."
Bertoli ricorda poi che, oltre ad avere un ruolo di garante della pace nel continente, l'Unione europea è uno dei pochi soggetti politici di rilevanza mondiale, con una popolazione seconda solo a quella di Cina e India e con un PIL superiore a quello degli Stati Uniti. "Si può avere legittimamente un giudizio severo sulla realtà della politica espressa oggi dall'Unione europea, soprattutto sulla gestione della crisi che ha colpito l'euro e in particolare i 19 Paesi membri dell'unione riuniti nell'Eurozona o sull'impostazione liberista delle politiche economiche, ma è poco sensato non ritenere le relazioni tra il nostro Paese e questo soggetto politico come strategicamente determinanti per la nostra sorte."
"La sinistra deve sostenere compatta l'adesione"
Infine si passa ai consigli. "Immaginare, soprattutto da parte di chi si colloca a sinistra, che l'adesione della Svizzera all'Unione europea possa essere ipotizzata solo dopo un cambiamento nella giusta direzione dell'assetto politico dell'unione, non è una prospettiva ragionevole" scrive Bertoli, che invita la sinistra a serrare i ranghi "attorno all'unica prospettiva ragionevole, quella di una visione di sinistra all'interno dell'Unione europea."
"La sola strada ragionevole per evitare di ritrovarci i ponti tagliati con il mondo, per non chiuderci socialmente e culturalmente, per mantenere aperte le relazioni con i nostri mercati naturali" scrive Bertoli, "la sola strada possibile per uno sviluppo effettivo del nostro Cantone (...), rimane quella dell'adesione all'Unione europea o dei trattati bilaterali con essa, ambedue accompagnate da vigorose riforme interne con obiettivi sociali inerenti al mercato del lavoro e al mercato dell'alloggio."
Lo sviluppo futuro del Ticino
Dopo aver auspicato l'adesione della Svizzera all'Unione europea, il consigliere di Stato socialista passa al secondo capitolo, quello sullo sviluppo futuro del Ticino.
Innanzitutto il ministro evoca l'invecchiamento della società, che porterà entro il 2040 a raddoppiare la percentuale di persone sopra i 65 anni rispetto a quelle in età da lavoro, passando da 32,6% a 62,7%. Le politiche di aiuto alla terza e quarta età dovranno quindi tenere conto di questa importante evoluzione, sottolinea Bertoli.
Sul fronte dell'economia, Bertoli esordisce sottolineando la crescita molto vigorosa dell'occupazione nel nostro Cantone dall'entrata in vigore degli Accordi bilaterali, una crescita "parzialmente trasferita alla manodopera frontaliera."
"I responsabili dell'aumento dei frontalieri sono le imprese attive in Ticino"
I posti di lavoro in Ticino quindi non mancano, sottolinea Bertoli, ma "abbiamo purtroppo dovuto assitere al fenomeno dell'extraterritorializzazione della provenienza della nuova occupazione."
Una tendenza di cui, secondo Bertoli, sono responsabili le imprese attive in Ticino, o almeno una parte di essere, "che hanno deliberatamente deciso di coprire lo spazio di crescita con lavoratori frontalieri invece che con lavoratori residenti."
"Contrastare i salari troppo bassi, migliorare la formazione"
Per invertire la tendenza, occorre "agire primariamente sui livelli salariali troppo bassi, impedendo alle aziende di pagare ai lavoratori che vengono da oltre confini salari inferiori rispetto a quelli chiesti dai residenti", scrive Bertoli. Ma "va pure definita una politica contro l'extraterritorializzazione quando il fenomeno ha origini nella carenza di manodopera interna, per esempio nel settore della costruzione, per mancanza di interessati a formarsi in questo ambito, o nel settore sanitario, per i limiti formativi e la scarsa durata della vita professionale di questi lavoratori."
Dopo aver abbordato il tema della disoccupazione giovanile, Bertoli conclude sottolineando l'importanza della formazione dei giovani, "perché è solo grazie al rafforzamento del loro bagaglio formativo che essi potranno essere autonomi nella vita adulta."
Territorio ed energia
Il consigliere di Stato suggerisce poi una pianificazione del territorio che difenda l'ambiente con più coraggio, anche in termini di miglioramento dell'efficienza e del risparmio energetici. Sul tema energia, poi, Bertoli afferma di condividere l'obiettivo del Ticino di riappropriarsi degli impianti dati in concessione a terzi. "Si tratta di un obiettivo a portata di mano, se solo si riuscissero a superare i soliti veti incrociati che contraddistinguono la nostra piccola realtà e che intralciano l'azione più logica e opportuna a salvaguardia del bene comune" scrive il ministro.
Vi è infine un accenno alle aggregazioni comunali, che Bertoli continua a difendere con l'obiettivo di semplicare l'assetto istituzionale del nostro Cantone nonché la gestione del territorio.
"Noi ticinesi dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi"
Il documento di Manuele Bertoli si conclude con un terzo capitolo, che è praticamente un'appendice, di due sole pagine, dal titolo "La comunità ticinese".
"Qualsiasi visione, qualsiasi progetto politico non può essere concepito in forma avulsa dalla comunità degli umani cui è indirizzato" scrive Bertoli in questo terzo capitolo. "Lo scenario di un Ticino che ritrovi fiducia in se stesso, che torni ad essere propositivo, aperto, coraggioso e proattivo non può quindi realizzarsi senza un mutamento di atteggiamento e di pensiero da parte almeno di una fetta significativa della sua popolazione."
Bertoli lancia qualche frecciata alla Lega, pur non nominandola mai, accusata di avere "avvelenato" il corpo sociale del nostro Cantone, seppur in un momento storico che di per sé predisponeva al contagio.
"C'è una dimensione dei proclami e ce n'è una delle visioni e delle azioni" conclude il consigliere di Stato socialista. "Il nostro Cantone ha oggi quanto mai bisogno di quest'ultima."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

