
"Politicamente la Svizzera non ha alcuna possibilità di intervenire attivamente in Siria, perché non siede al tavolo dei negoziati. Ma dovrebbe fare uno sforzo in più, accogliendo un maggior numero di siriani."
A parlare è l'ex procuratrice generale della Confederazione, la ticinese Carla Del Ponte, raggiunta telefonicamente al suo domicilio di Ascona dai colleghi del quotidiano romando "Le Temps" per fare il punto sulla difficile situazione in Siria.
Del Ponte ricorda che il nostro Paese è depositario della Convenzione di Ginevra sui diritti dell'uomo. "In questo ruolo, il Governo svizzero potrebbe insistere di più affinché questi diritti siano rispettati" esclama. "Le violenze commesse in Siria rischiano di restare impunite, perché manca la volontà politica di creare un tribunale chiamato a giudicare questi crimini di guerra. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU si scontrerà sempre con il veto della Russia e della Cina, per cui ci troviamo in un'impasse."
"Sono ormai sei anni che la Commissione speciale di osservazione dell'ONU (di cui Carla Del Ponte è membro, n.d.r.) indaga sulla situazione in Siria, elaborando due rapporti annuali che restano regolarmente lettera morta" prosegue l'ex procuratrice. "Noi possiamo anche chiedere giustizia per le vittima, ma non si muove nulla. È inaccettabile e frustrante!"
"A oggi, abbiamo interrogato 5'000 vittime o membri di famiglie delle vittime" afferma ancora Del Ponte. "Abbiamo documentato gli orrori, che superano tutto ciò che è stato commesso in passato nei Balcani o in Ruanda. Il che è tutto dire. Vedete, ho qui nel mio telefonino un video che ho ricevuto di recente, mostra la decapitazione con il coltello di un ragazzino di 12 anni. Guardatelo! Ecco quello che l'ISIS fa ai bambini in Siria, li massacra, li usa come carne da macello o ne fa dei kamikaze!"
La commissione di cui fa parte Del Ponte non è autorizzata a entrare in Siria. "È vero, ma si rende regolarmente nei paesi vicini, in Turchia, Giordania e Iraq, per visitare i campi profughi e sentire le persone che sono riuscite a uscire dalla Siria" spiega l'ex procuratrice. "Il mandato della nostra commissione si conclude nel maggio 2017, normalmente, ma sarà sicuramente prorogato perché il conflitto durerà ancora tanto. Non vedo nessuna pace all'orizzonte immediato."
Secondo Del Ponte, l'ISIS non sarebbe affatto in crisi, come invece sostengono in molti. "Forse dà l'impressione di essere meno attivo sul terreno, ma è soprattutto perché le scene di decapitazioni, un tempo molto mediatizzate, non sono più diffuse sul web. Ma credetemi, non sono cessate, al contrario!" dichiara la ticinese. "È però vero che l'ISIS attira meno combattenti stranieri che in precedenza, svizzeri compresi. Il loro numero diminuisce ed è già un buon segno."
Del Ponte conclude quindi con un appello alla Svizzera e all'Unione europea. "Con l'eccezione dell'Italia, praticamente il solo Paese a essere direttamente confrontato con arrivi massicci di rifugiati sulle proprie coste, l'Europa fa troppo poco!" afferma. "Bisogna aprire di più le frontiere e finirla con questa storia dei muri. L'UE e la Svizzera sono ricche e potrebbero permettersi di accogliere un numero molto maggiore di siriani in fuga dalla guerra. Sono persone che hanno perso tutto, che sperano solo di salvare la propria pelle. Rientreranno praticamente tutti nel loro Paese quando sarà tornata la pace. La Svizzera e l'UE devono trovare un accordo per aprire di corridoi umanitari per questi rifugiati e non lasciarli in balia dei trafficanti. E aggiungo che la Svizzera dovrebbe autorizzare l'entrata dei minori non accompagnati!"
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