
Questa seconda ondata di canicola, e la siccità che ne consegue, sta mettendo i bastoni tra le ruote all’agricoltura ticinese. A soffrire maggiormente, ci sono gli alpeggi dove comincia a mancare l’acqua e il foraggio per gli animali. Ce lo conferma, il segretario dell’Unione Contadini Ticinese Sem Genini che tra i settori più colpiti conta la foraggicoltura stessa, cioè la raccolta di fieno e di erba. «Diverse aziende hanno perso il 60-70% rispetto all’anno precedente», afferma Genini specificando che dal secondo taglio sono state ricavate delle «quantità ridicole» da campi grandissimi.
Nuovi costi in vista
La conseguenza è che questo inverno, quando gli animali saranno in stalla, non ci sarà sufficiente foraggio. «L’alternativa è comprarlo, ma siccome il problema è a livello svizzero sarà difficile trovare qualcuno che ne ha abbastanza», prosegue il segretario UCT. Pertanto, è probabile che sarà necessario importarlo con costi elevati: «ci sono dei dazi da pagare», spiega Genini aggiungendo che in precedenti anni di difficoltà si era proposto di togliere queste tariffe doganali.
Soffre la cerealicoltura
Non è solo il foraggio a risentire di questa prolungata ondata di canicola, ma anche la cerealicoltura. «È un po’ presto per dire quanto il raccolto sarà compromesso, ma le piante cominciano ad avere dei problemi. Le pannocchie, ad esempio, sono un po’ più piccole». Nelle zone dove si può irrigare si riesce a mettere una pezza, però «non tutti possono usufruire di questo meccanismo», puntualizza Genini.
Faticano i lavoratori
La preoccupazione data dalla canicola ricade anche su chi lavora la terra che spesso, per forza di cose, deve svolgere le sue attività all’aperto. Certi raccolti necessitano di andare sul campo giorno dopo giorno e «non è facile per questa categoria di lavoratori«, conclude Genini. Sono abituati, ma non così tanto».

