Canicola
La siccità incide sul raccolto di fieno, perdite fino al 70%
Barbara Venneri
11.07.2026 08:37

La canicola incide sulla raccolta di fieno e di erba in Ticino. Secondo il segretario dell'Unione Contadini Ticinese, Sem Genini, “alcune aziende hanno perso fino al 70%”. Ma la preoccupazione ricade anche sulle coltivazioni di cereali.
Questa seconda ondata di canicola, e la siccità che ne
consegue, sta mettendo i bastoni tra le ruote all’agricoltura ticinese. A
soffrire maggiormente, ci sono gli alpeggi dove comincia a mancare l’acqua e il foraggio per gli animali. Ce lo conferma, il segretario dell’Unione
Contadini Ticinese Sem Genini che tra i settori più colpiti conta la foraggicoltura
stessa, cioè la raccolta di fieno e di erba. «Diverse aziende hanno
perso il 60-70% rispetto all’anno precedente», afferma Genini specificando che
dal secondo taglio sono state ricavate delle «quantità ridicole» da campi
grandissimi.
Nuovi costi in vista
La conseguenza è che questo inverno, quando gli
animali saranno in stalla, non ci sarà sufficiente foraggio. «L’alternativa è
comprarlo, ma siccome il problema è a livello svizzero sarà difficile trovare
qualcuno che ne ha abbastanza», prosegue il segretario UCT. Pertanto, è
probabile che sarà necessario importarlo con costi elevati: «ci sono dei dazi
da pagare», spiega Genini aggiungendo che in precedenti anni di difficoltà si
era proposto di togliere queste tariffe doganali.
Soffre la cerealicoltura
Non è solo il foraggio a risentire di questa
prolungata ondata di canicola, ma anche la cerealicoltura. «È un po’ presto per
dire quanto il raccolto sarà compromesso, ma le piante cominciano ad avere dei
problemi. Le pannocchie, ad esempio, sono un po’ più piccole». Nelle zone dove si può irrigare si riesce a mettere
una pezza, però «non tutti possono usufruire di questo meccanismo», puntualizza
Genini.
Faticano i lavoratori
La preoccupazione data dalla canicola ricade anche su
chi lavora la terra che spesso, per forza di cose, deve svolgere le sue attività
all’aperto. Certi raccolti necessitano di andare sul campo giorno dopo giorno e
«non è facile per questa categoria di lavoratori«, conclude Genini. Sono abituati, ma non così
tanto».

