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Ticino
La sfida dei bar, dietro al plexiglas la paura di chiudere
La sfida dei bar, dietro al plexiglas la paura di chiudere
La sfida dei bar, dietro al plexiglas la paura di chiudere
Redazione
6 anni fa
Nel settore della ristorazione quelli più in difficoltà sono i bar, che lunedì riapriranno tra paure e incognite

“Ho già chiamato i sindacati e mi hanno detto che se non apriamo il personale dobbiamo pagarlo noi”, racconta Antonio, titolare di un bar di Giubiasco. Così lunedì riaprirà, ma come? “Abbiamo il plexiglas da montare sul bancone”, ha raccontato a Teleticino. In pratica, come alla posta, i bicchieri passeranno nella fessura sotto. Poi guanti, vassoi e il cliente andrà al suo tavolo da solo. L’occupazione dei tavoli verrà registrata, ma senza più l’obbligo di nome e numero, come deciso ieri dalle autorità federali.

“Piu o meno avremo la metà dei tavoli e la metà del lavoro o probabilmente ne avremo la metà della metà, vuol dire che non copriremo le spese”, racconta Antonio, che con sette-otto dipendenti per i salari spende tra i mille e i millecinquecento franchi al giorno. “Se incassiamo la metà del normale, riusciremo a malapena a pagare il personale. Ma poi c’è l’affitto, i giornali, i telefoni, gli abbonamenti, le tasse del suolo pubblico, le assicurazioni”. Insomma, lunedì sarà un’incognita e l’incognita più grande saranno i clienti: “La gente probabilmente è spaventata e non verrà”.L’ultima paura, invece, è rappresentata dalla polizia, che potrà chiudere i locali che non rispettano il piano di protezione. “Con che criterio potranno decidere di farci chiudere? Come diranno tu sì e tu no? Noi abbiamo paura di questo, abbiamo il terrore”, conclude Antonio.

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