
Colpita dalla pandemia, oggi come non mai la scuola si interroga sul proprio ruolo. La scuola ticinese, anche quest’anno, è potuta ripartire in presenza, ma mascherine, quarantene di classe, piani di protezione continuano a creare un’incertezza che è fonte di fragilità. E allora come reagire? La questione è stata messa a fuoco in un recente incontro a Locarno dal pedagogista francese Philippe Meirieu, considerato uno dei massimi esperti mondiali del settore.
Arte e filosofia
“La scuola a distanza ha ingrandito le diseguaglianze”, spiega Meirieu a Ticinonews. A preoccupare il pedagogista è soprattutto la “forte destabilizzazione psicologica di giovani e adolescenti. Alcuni di loro sono stati confrontati con la morte”. L’invito è dunque alla riflessione: “Credo che all’uscita dalla pandemia sia importante non correre solo per recuperare le discipline tradizionali, come matematica o le lingue. Secondo me sarà necessario prendersi del tempo per coltivare le materie artistiche e la riflessione filosofica. In fondo, se ci pensiamo, la pandemia ha mostrato a tutti quanto la nostra condizione su questo pianeta sia fragile”.
“Dare senso” e la “pedagogia bancaria”
La pedagogia di Philippe Meirieu ruota intorno alla concezione di “dare senso all’apprendimento”. “Dare senso significa appropriarsi del sapere per capire chi si è e per agire nel mondo in cui si vive”, spiega il pedagogista transalpino. “A scuola domina purtroppo un modo di lavorare che il pedagogista brasiliano Paulo Freire definiva la “pedagogia bancaria”, che consiste nell’assorbimento del sapere e nella sua restituzione il giorno dell’esame, per poi dimenticarsene del tutto. Dare senso significa esattamente il contrario”.
Scuola luogo di reazione all’immediatezza
Pensiero critico, indipendenza e onestà intellettuale sono dei bei concetti, ma c’è chi potrebbe obiettare che i problemi concreti degli insegnanti siano altri. “Io credo tuttavia che sia assolutamente necessario che le scuole diventino dei luoghi di reazione alla reattività e all’immediatezza, dove si imparino delle cose che non si sanno fare: sono convinto che tutti gli umani siano educabili e possano migliorare. Io credo che ci si debba sforzare di non soffermarsi ai limiti e alle mancanze personali, per riconoscere dentro sé stessi ciò che ci motiva ad andare avanti e ad aiutarci reciprocamente”.
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