
Cresciuto in Valle di Blenio, medico chirurgo e capo clinica all’Ospedale regionale di Lugano, Simone Ghisla, classe 1983, ha avuto un periodo decisamente movimentato negli ultimi tempi: dapprima la nascita della sua terzogenita solo due settimane fa, poi la sua recente elezione in Gran Consiglio nelle fila del PPD.
“Ci sono stati effettivamente tanti cambiamenti” ci racconta, “e sono stati tutti eventi felici”.
“La mia personale vittoria è stata comunque mitigata dal risultato del partito”, continua. “Sono molto dispiaciuto per il presidente Giovanni Jelmini. È una persona di grande caratura e difficilmente si potrà sostituire. È una grande perdita per il partito”.
Come interpreta questa sconfitta del PPD?
"La vedo un po’ come una conseguenza della nostra società. I valori del PPD non hanno più tanto appiglio presso le persone e non parlo solo a livello di cultura religiosa. Si assiste alla perdita delle radici, all’importanza della famiglia, alla mancanza di responsabilità da parte delle persone e alla passione nel lavoro, al degrado nei rapporti umani. È una riflessione che faccio a livello generale, bisognerebbe farsi un esame di coscienza. Questa tendenza mi preoccupa. A livello politico si possono porre condizioni quadro a livello imprenditoriale. Sta comunque anche al singolo assumersi le proprie responsabilità e non andare sempre a rimorchio. Non dobbiamo chiederci sempre solo cosa può fare lo Stato per noi, ma cosa possiamo fare noi per lo Stato."
Com’è nata la sua passione per la politica?"È nata quasi per caso, qualcuno mi ha chiesto se volevo mettermi a disposizione. Tra le mie “malattie”, c’è quella che non sono capace di dire di no. Poi però la passione è cresciuta, mi sono impegnato e partecipo attivamente a convegni e dibattiti. Sono attivo da anni nel Consiglio comunale di Aquarossa e sono presidente del partito nel mio distretto (Blenio). Mi sono anche candidato alle elezioni cantonali e a quelle nazionali nel 2011. E quest'anno è stata la volta buona."
Quali sono i temi che vorrà portare avanti in questa legislatura?"Sicuramente quelli che riguardano l’ambito socio-sanitario, visto che si tratta del mio settore. Trovo sia importante che ognuno agisca nel campo delle proprie competenze. Tra i tanti argomenti, ci sarà quindi anche la Pianificazione ospedaliera, alla quale bisognerà venire a capo. In questo frangente, trovo sia fondamentale concentrare le specialità mediche, ma questo non significa smantellare la periferia. Poli ospedalieri come quelli di Acquarossa e Faido svolgono un importante ruolo sociale e sono i maggiori datori di lavoro nella Valle."
Ancora non è iniziata la sua attività in Gran Consiglio, ma è già nata una piccola polemica sul suo domicilio. È domiciliato nel comune di Acquarossa, ma vive nel Bellinzonese.
"Guardi non voglio dare peso alla polemica, che trovo un po’ sterile. Da quando sono nato, sono sempre stato domiciliato ad Aquarossa, nonostante abbia vissuto in diversi luoghi, in Ticino e fuori Cantone. Il mio centro d’interesse rimangono Acquarossa e le Valli e farò di tutto per difendere e rappresentare questa regione. A proposito c'è stata pure una discussione interna al partito, ancor prima che mi candidassi. Se per gli altri esponenti era un problema, non avrei esitato a fare un passo indietro."
“Grazie” a sua moglie, in famiglia ha ora un esponente di spicco della politica cantonale, suo suocero Luigi Pedrazzini. Le ha dato qualche consiglio in vista della sua entrata in Parlamento?
"Ancora non ho avuto modo di parlare con lui visto che mi trovo in servizio militare. Ma con lui c’è sempre tempo di parlare di politica, soprattutto a tavola, quando si arriva al dessert. Abbiamo competenze diverse, lui è stato per anni alle Istituzioni, ma siamo “complementari”, non c’è un vero tema sul quale siamo in disaccordo."
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