
È iniziato stamattina il processo per i tragici fatti avvenuti il 17 dicembre 2019. La procuratrice pubblica Valentina Tuoni ha chiesto che il 35enne austriaco, imputato per il delitto, venga condannato a 17 anni di detenzione per assassinio e l’espulsione per 15 anni dalla Svizzera.
In aula questa mattina hanno ripercorso i momenti decisivi. I due erano già venuti alle mani in due occasioni i giorni precedenti al delitto. Secondo l’imputato la scintilla era sempre partita da Cantoreggi, anche la sera del 17 dicembre 2019. La serata era iniziata con una bevuta nella camera dell’imputato, secondo cui anche in quell’occasione fu Cantoreggi ad iniziare a prenderlo a calci, provocando l’ennesima risposta violenta del 36enne: pugni, numerosi pugni, 6 o 7 sferrati al volto della vittima. Il sangue era schizzato sulle pareti della stanza e addosso al cittadino austriaco, Cantoreggi era stato lasciato sul pavimento della camera privo di sensi. Alcuni minuti dopo, l’imputato e la terza persona presente, un 43 del Mendrisiotto deceduto nel corso dell’inchiesta presumibilmente per overdose, hanno trascinato Cantoreggi nella sua stanza. Tutto registrato dalla videosorveglianza in corridoio e mostrato in aula questa mattina. Da quel momento sono passati 8 minuti, durante i quali i due hanno bevuto una birra prima di accertarsi delle condizioni della vittima, morta soffocata dal suo stesso sangue. Passano altri due minuti prima che venga chiamata l’ambulanza. Secondo l’accusa questo lasso di tempo è un’ulteriore prova della spregiudicatezza dell’imputato, che in quei minuti avrebbe concordato con il 43enne una versione dei fatti e avrebbe modificato la scena del crimine. “Un atto gravissimo” - secondo la procuratrice pubblica Valentina Tuoni – “l’imputato era consapevole che colpendolo alla testa l’avrebbe potuto uccidere e che il sangue avrebbe potuto soffocare Cantoreggi. Le percosse alla vittima servivano per affermare il suo predominio. Ha agito senza un movente e con freddezza, in totale sprezzo della vita altrui”.
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