
Quattro deputati in Gran Consiglio. Quattro diversi partiti. Un solo ideale: il salvataggio della Romantica. Lo chiede una mozione firmata da Fiorenzo Dadò, Michela Delcò-Petralli, Pelin Kandemir Bordoli e Franco Celio inoltrata stamane al Consiglio di Stato. Perché il patrimonio storico e architettonico del Cantone non è affare di un partito politico piuttosto che di un altro ma riguarda ogni ticinese in quanto uomo. "Noi chiediamo che il Consiglio di Stato sospenda immediatamente la validità della licenza di costruzione e proceda all’iscrizione di Villa Galli nell’Inventario dei Beni Culturali cantonali protetti" spiega Dadò. "Chiediamo inoltre che si adoperi per stimolare i Comuni ad accelerare l’iscrizione dei beni culturali cantonali e comunali nei loro piani regolatori" Il Consiglio di Stato, per legge, ha il potere di decretare seduta stante la sospensione della licenza edilizia del sedime su cui oggi sorge la villa settecentesca. Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso 29 aprile il legislativo di Melide ha bocciato la proposta per evitare la demolizione di Villa Galli, il cui abbattimento si fa sempre più vicino. A detta dei deputati, è però sbagliato addossare tutta la responsabilità al Comune sul Ceresio. Reo, dicono, soprattutto il Consiglio di Stato che non interviene e che, a suo tempo, non ha voluto tutelare la villa. E questo, malgrado nel 1997 il Gran Consiglio emanava una Legge sulla protezione dei beni culturali ponendo così le premesse per la tutela del patrimonio storico e artistico ticinese. Un obiettivo tutt’ora lungi dall’essere raggiunto. "Considerata la netta maggior sensibilità dei cittadini ticinesi per quel che resta del patrimonio storico-artistico ancora presente sul suolo cantonale, che, ricordiamo, costituisce anche il segno profondo e insostituibile delle nostre radici e della nostra identità, non ci sembra né auspicabile né provvido per l’Autorità cantonale voler inasprire ulteriormente il sempre più difficile rapporto tra tutela del territorio, beni artistici-culturali da una parte e interessi edili nonchè di sviluppo urbanistico dall’altra" aggiunge Dadò. "Solo un chiaro segnale che vada nella direzione auspicata, ossia la decisa e inequivocabile salvaguardia di quanto è ancora possibile, permetterà nel prossimo futuro quella pacifica convivenza che tutti si augurano." Ecco allora che il salvataggio della Romantica s’inserisce in un più ampio contesto: la salvaguardia dei beni culturali del Ticino. Tradotto: secondo i deputati, occorre che il Governo sia più sensibile a ciò che resta della nostra Storia, invitando i Comuni a inserire al più presto i beni culturali nei loro piani regolatori. Assicurando così al passato, il futuro che merita.
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