
Tra le vittime del Covid-19, lo sappiamo, vi è anche l’economia. A sottolinearlo è l’UDC ticinese che oggi ha presentato una sua road map per uscire da una crisi che ha molte sfaccettature. “Se le chiusure imposte ormai da quasi 8 settimane hanno avuto il positivo effetto di frenare la diffusione del virus”, si legge nel comunicato stampa diffuso oggi, “dall’altra parte questa scelta comporta sacrifici economico e sociali per tutti: disoccupazione parziale, deficit, debito pubblico, incertezze per le persone, le famiglie, le ditte”.
L’UDC propone così la sua ricetta per tornare alla normalità, chiedendosi prima di tutto “che cosa è la normalità?”. I democentristi, infatti, ritengono che non tutto ciò che c’era prima del Covid-19 vada recuperato. Per esempio, non rivogliono, il “mercato del lavoro snaturato e inceppato” o le “relazioni con la dipendenza dell’estero”. Ciò che l’UDC vuole salvare, invece, è il sistema sanitario (nonostante alcuni limiti sottolineati), così come il federalismo. Insomma, il principio secondo i democentristi è quello di “cambiare ciò che si può, ma di mantenere ciò che non si deve cambiare.Per farlo hanno deciso cinque principi da “non dimenticare”:
È quindi stato presentato un pacchetto di mozioni e iniziative che si concentrano, sia sul breve che sul medio-lungo termine, su fisco, economia, politica estera, scuola, socialità, salute, giustizia, trasporti e territorio. Questi atti parlamentari sono stati già presentati e, scrivono i rappresentanti UDC, “oggi sono più urgenti che mai”. Altri atti parlamentari, concludono il presidente Piero Marchesi e il capogruppo in Gran Consiglio Sergio Morisoli, saranno presentati in futuro.
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