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Ticino
La riforma fiscale divide la politica
Redazione
3 anni fa
Se per alcuni è una legge equilibrata, per altri toglie ai poveri per dare ai ricchi. Maderni (Plr): "Una riforma che modernizza il sistema fiscale". Durisch (Ps): "Si favoriscono le persone più benestanti".

Reclamata a gran voce da mesi, quando è arrivata non ha entusiasmato quasi nessuno. La riforma fiscale è destinata a piazzarsi sul podio dei temi più divisivi del prossimo autunno ticinese.

Di cosa si tratta

Ricapitolando, gli assi principali della riforma del Direttore del Dfe Christian Vitta sono quattro. Numero uno: la riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito, ovvero i contributi di chi ha redditi imponibili decisamente alti. Superiori ai 287’600 franchi annui per le persone sole, 360’500 per i coniugati. Si parte da un’aliquota del 15,076%, che verrà portata al 13,25% nel 2024 e al 12% nel 2025. Il secondo punto concerne invece l’adeguamento dell’imposizione della previdenza; l’aliquota massima prelevata sulle prestazioni in capitale verrà plafonata al 3%.  Questo andrebbe a vantaggio di chi ha capitali previdenziali superiori al milione di franchi.

Il terzo asse riguarda l’aumento per delle deduzioni per le altre spese professionali.  Per chi svolge un lavoro dipendente si passerebbe dai 2’500 franchi attuali ad un importo variabile, calcolato sul 4% del salario netto del contribuente. Per le attività accessorie si passa dagli attuali 800 franchi al 20% del reddito netto. Quarto e ultimo punto: la riforma delle imposte di successione e donazione; viene ridotta l’aliquota massima per legami di parentela come partner consensuali, figli dei partner, fratellastri e per i non parenti. Agevolate anche le successioni aziendali.

I costi

Nel 2025, la riforma costerà al Cantone 46,7 milioni di franchi. Tuttavia, l’impatto è neutro perché il coefficiente cantonale d’imposta, dal 97% attuale, tornerà al 100%. Per i Comuni i milioni di minori entrate saranno 33.

Cosa pensano i partiti

Come detto, questa riforma è stata accolta piuttosto tiepidamente. Gli unici a dimostrarsi soddisfatti infatti sono i deputati del partito di Vitta, i liberali radicali, che parlano di un tentativo di diventare finalmente fiscalmente attrattivi. Parzialmente soddisfatti anche i democentristi, che criticano soltanto quel moltiplicatore cantonale destinato a tornare al 100%. Per il Centro e la Lega, invece, si è pensato soltanto ai più ricchi e non al ceto medio e agli anziani. Lapidaria infine la sinistra: “Si toglie ai poveri per dare ai ricchi”.

Maderni: “Una riforma che modernizza il sistema fiscale”

Ma ha davvero ragione la sinistra? La riforma è un regalo ai ricchi? “Noi non la pensiamo così”, risponde la granconsigliera PLR Cristina Maderni, protagonista del confronto di Ticinonews. La riforma “era un progetto richiesto dal Parlamento quando nel 2019 è stata votata l'ultima riforma per le persone giuridiche. È stato dato mandato al Consiglio di Stato di elaborare una riforma entro il 2024 ed è stata quindi presentata una riforma che modernizza il sistema fiscale e che risponde soprattutto ai nuovi modelli di famiglia del giorno d'oggi”. Inoltre “fa dei lavori puntuali su posizioni nelle quali non siamo concorrenziali”.

Durisch: “Si favoriscono le persone più benestanti”

Di tutt’altro avviso il capogruppo del PS in Parlamento Ivo Durisch. “A parte l'imposta di successione, che comunque è corretta perché si adegua alle attuali situazioni familiari, tutte le altre misure sono nettamente a favore delle persone più benestanti”, afferma Durisch. In particolare “quella che plafona l'aliquota sul reddito. La troviamo profondamente ingiusta perché se pensiamo che in autunno ci troveremo a fare una manovra di rientro finanziario dove verosimilmente si abbasseranno i sussidi di cassa malati, quando invece le casse malati aumentano, ecco che fare degli sgravi molto consistenti alle persone più benestanti diventa non solo un problema politico, ma anche etico”.

Il confronto andato in onda ieri a Ticinonews:

 

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