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Ticino
La riapertura in Ticino fa discutere
La riapertura in Ticino fa discutere
La riapertura in Ticino fa discutere
Redazione
6 anni fa
I sindacalisti si annunciano fermamente insoddisfatti delle scelte del Consiglio di Stato. Albertoni: "Le aperture moderate sono sopportabili"

Ieri è stata la giornata dell'annuncio di come la Confederazione intende allentare le misure restrittive introdotte a causa dell'emergenza Covid-19 per uscire, passo dopo passo dal lockdown. Il Consiglio federale infatti ha presentato il piano di rilancio in tre fasi, ben distinte e distanziate temporalmente fra loro. Si parte dal 27 aprile che al momento, seppure delle previsioni, sembra l'unica certezza finora. Ma non solo, anche in Ticino c'è aria di allentamento. Il Consiglio federale infatti ha approvato un'altra settimana di finestra di crisi per il Ticino ma, il Consiglio di Stato ha deciso di dare i primi, leggeri, accorgimenti di apertura. Da lunedì 20 aprile infatti apriranno, seppur in modo limitato e con l'obbligo di rispettare misure d'igiene e di distanza sociale, alcuni cantieri con 10 o meno persone al lavoro e, potranno anche aprire le aziende che ne faranno richiesta. Decisione importante, di svolta, che non è piaciuti a molti...soprattutto ai sindacati. 

Giorgio Fonio, di OCST, a tal proposito dichiara: "Non siamo soddisfatti delle nuove disposizioni del Consiglio di Stato". "La finestra di crisi approvata dal Consiglio federale è positivo ma in questa fase delicata bisogna mettere al primo posto la salute dei lavoratori e delle lavoratrici". "Preferivamo la chiusura ancora per le prossime settimane" ha ribadito Giorgio Fonio e ha aggiunto: "Oggi questo allentamento è il minore dei mali che però non è soddisfacente". 

D'altro canto, Luca Albertoni della Camera di Commercio Ticino non risulta essere così contrario all'apertura: "Bisogna mantenere un equilibrio molto delicato, credo che queste aperture moderate siano sopportabili e siano anche giuste nell'ottica di non bloccare completamente il sistema economico". "Il Consigliere federale Berset è stato chiaro: dal 27 aprile bisognerebbe marciare tutti nella stessa direzione e in Ticino è stato sottolineato che eventuali regimi particolari ulteriori dovranno essere approvati da Berna e se ci saranno queste condizioni lo vedremo". Ma, Albertoni aggiunge: "Penso che dal 27 aprile il Ticino si allineerà a tutto il resto della Svizzera". E conclude: "Parto dal principio che dal 27 aprile dovremo adeguarci alle norme federali". 

Da ultimo, Giangiorgio Gargantini di Unia tuona: "Non siamo per niente soddisfatti". "Oggi si è deciso di andare troppo in fretta verso la riapertura, rischiando di mettere in pericolo quanto di buono fatto nelle scorse settimane, per questo motivo contestiamo l'apertura decretata oggi dal Consiglio di Stato". Il virus però, sembra chiaro, rimarrà tra noi e d'altro canto la società non potrà stare ferma per ancora troppo tempo. E su questo argomento Gargantini precisa: "È chiaro che tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici abbiano bisogno di tornare a lavorare e c'è anche la voglia di tornare ma nella maggior parte dei rami economici è difficile mantenere le distanze e - aggiunge - moltissimi lavori non si possono fare da soli ma necessitano più personale". Ed è per questo che, Gargantini riprovera: "Nella cellula di controllo mancano gli attori principali: i lavoratori stessi. Non ne faccio una questione di bandiera sindacale ma è necessario discutere allo stesso tavolo di chi lavora nei cantieri e nelle fabbriche". 

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