
È un momento molto delicato per gli equilibri geopolitici mondiali. Come se non bastassero le già forti tensioni esistenti, ieri ci si è messo l'abbattimento di un jet militare russo da parte della Turchia a gettare nuova benzina sul fuoco di una situazione che rischia veramente di diventare esplosiva.
Come possiamo leggere gli avvenimenti di questi giorni e i relativi proclami dei vari presidenti? Cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro? Radio 3i lo ha chiesto a un esperto di politica internazionale, il giornalista e scrittore Marcello Foa.
L'abbattimento del jet russo con le reciproche accuse di scorrettezze tra Mosca e Ankara ha creato ulteriori tensioni in un momento delicato per la sicurezza globale. Siamo davvero arrivati al punto di non ritorno?
"Speriamo proprio di no. L'impressione, fortunatamente, è che sia gli Stati Uniti sia la stessa Russia abbiano reagito in modo molto responsabile a questo attacco che c'è stato da parte della Turchia contro l'aereo russo. Questi episodi storicamente sono pericolosi, perché rischiano di portare a conseguenze gravissime, talvolta inimmaginabili. Ma ho l'impressione che la volontà di tutti sia quella di tenere il conflitto a livello diplomatico, senza un'escalation. Speriamolo vivamente, perché altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi."
Molti si chiedono come sia stato possibile un errore simile, se di errore si tratta. Qualcuno ipotizza addirittura un gesto premeditato per rispondere alle provocazioni di Mosca o per contrastare l'intervento militare russo in Siria.
"La violazione dello spazio aereo probabilmente c'è stata, ma si tratta di secondi. E tanto più che oggi il ministro degli Esteri russo doveva essere ad Ankara per parlare con il Governo turco. Quando tu abbatti un aereo su una violazione minima, alla vigilia di un incontro diplomatico di questo livello, significa che tu vuoi dare un segnale politico molto forte al tuo gesto. Quindi a mente fredda possiamo dire che la responsabilità di questa gravissima crisi a livello internazionale è tutta della Turchia."
C'è imbarazzo intanto all'interno della Nato, con due suoi Stati membri coinvolti nella crisi. Da una parte la Turchia che ha abbattuto l'aereo russo, dall'altra la Francia che è il miglior alleato di Mosca nella lotta allo Stato islamico.
"Qui c'è un equivoco di fondo. Noi vogliamo come Occidente, includendo anche la Turchia, combattere davvero l'Isis? Questa è la domanda fondamentale. La Turchia ha risposto no. Perché la Turchia in realtà sostiene l'Isis, comprando il petrolio che l'Isis prende dai pozzi che controlla, con armamenti militari, con assistenza militare... Per cui la Turchia ha fatto la sua scelta di campo. L'Occidente dopo i fatti di Parigi non può che farne un'altra. Quindi penso che la vera domanda non è tanto pro o contro Russia. Ma è chiedere alla Turchia: voi da che parte state, con noi o con l'Isis? È questo aspetto che forse sfugge all'analisi di questo momento, perché ci si sofferma sui grandi gesti eclatanti, mentre il nocciolo della questione resta lì."
Hollande ha incassato il pieno sostegno di Obama, ma ha fallito il tentativo di avvicinare Mosca e Washington.
"Dopo l'episodio dell'abbattimento la risposta di Washington era in un certo modo obbligata. Se un Paese Nato si trova in una situazione di questo genere, tu non puoi smentire il Paese Nato. Però se noi leggiamo con attenzione la dichiarazione della Casa Bianca, notiamo che i toni sono molto sfumati. Sì, la Turchia ha diritto a difendere le proprie frontiere, però invitiamo tutti alla calma. Probabilmente era anche questo che Erdogan voleva scongiurare facendo un'azione in questo momento. Il tempismo è molto importante: prima della visita di Lavrov ad Ankara e poche ore prima dell'incontro di Hollande con Obama. La conseguenza definitiva la vedremo tra qualche giorno. Ovvero, passata l'emotività, vedremo quale atteggiamento terrà la Casa Bianca e quale atteggiamento terrà la Turchia. Continuerà a sostenere in maniera decisa l'Isis, e io credo che andrà così, oppure no? Avremo sicuramente altri motivi di riflessione e discussione."
Ascolta l'intervista di Marcello Foa a Radio 3i nell'audio allegato
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