
La Regione contro Bignasca, si ricomincia.
La magistratura ticinese aveva liquidato nel marzo 2013 con dei decreti di abbandono, firmati dal procuratore pubblico Andrea Pagani, le denunce inoltrate dal direttore del quotidiano bellinzonese Matteo Caratti e dalla sua società editrice Regiopress SA contro l'allora direttore del 10 Minuti e tuttora responsabile del Mattinonline Boris Bignasca, in merito a un articolo dal titolo "La Regione: un giornale di assassini?", pubblicato su entrambi i media.
Anche la Corte dei reclami penali, presieduta da Mauro Mini, aveva confermato questo verdetto, che assolveva il figlio di Giuliano Bignasca dalle accuse di calunnia, diffamazione, ingiuria e concorrenza sleale.
Ma i giudici del Tribunale federale di Losanna, sollecitati da un ricorso, hanno dato ragione alla Regione, decidendo di riaprire il caso e rinviare il dossier alla Corte dei reclami penali "per una nuova decisione". Inoltre le spese giudiziarie di 4'000 franchi sono state poste a carico di Boris Bignasca, il quale dovrà pure rifondere sia alla Regiopress che a Caratti un'indennità di 2'000 franchi ciascuno.
La sentenza del Tribunale federale, datata 27 febbraio, è riportata oggi da La Regione, che parla di "sconfessione dell'operato della magistratura ticinese".
I giudici di Losanna hanno infatti considerato priva di fondamento l'archiviazione delle denunce disposta dal procuratore pubblico e convalidata dalla Corte dei reclami penali. Nella sentenza si parla inoltre di aspetti che "nonostante gli elementi disponibili non sono stati esaminati dalla magistratura cantonale".
Le querele di Regiopress e Caratti, ricordiamo, si riferivano all'accostamento fatto da Boris Bignasca tra il suidicio di un avvocato luganese e un servizio del quotidiano bellinzonese, apparso pochi giorni prima del decesso, che parlava di presunti legami del professionista con la 'ndrangheta. Inoltre sul 10 minuti Caratti era stato ritratto con in mano un coltello e i vestiti imbrattati di sangue. Infine Bignasca aveva esortato i ticinesi a disdire l'abbonamento alla Regione.
Quel servizio sull'avvocato luganese è stato comunque bacchettato dai giudici del Tribunale federale, che l'hanno definito "oltremodo discutibile". Ma l'accostamento fatto da Boris Bignasca, sulla base di quanto indicatogli dallo zio Attilio Bignasca, non è stato preceduto dai necessari approfondimenti sulla situazione.
E quindi la palla torna in Ticino. Come detto, sulla vertenza La Regione-Bignasca dovrà nuovamente esprimersi la Corte dei reclami penali.
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