
Cultura, sport e ristorazione devono attendere ancora. Sono settori molto colpiti perché da tanto tempo non possono continuare con le loro attività: l’incertezza è molta all’orizzonte e la delusione presente si sente nella voce di chi oggi attendeva novità positive da Berna. Antonio Prata, gestore del cinema Otello di Ascona e Massimo Suter presidente di Gastroticino hanno manifestato la loro rabbia in diretta a Ticinonews su Teleticino, a margine della conferenza stampa di Alain Berset.
Per il momento sale ancora chiuse. Come l’avete presa?
“È un colpo difficile da digerire, siamo abbastanza abituati a ricevere notizie del genere. C’è molta delusione, non è facile capire quali siano la linea e la strategia che i governi stanno scegliendo in questo momento. Non voglio creare polemiche, voglio solo ribadire che tutte le sale, piccole o medie, più attendono e meno avranno di ritornare a riaprire come se nulla fosse accaduto”.
Cosa non le è piaciuto delle decisioni?
“È passato un anno, mi sembra di capire che nella gente c’è una consapevolezza più forte. Oggi non si andrà al cinema in massa, come non si andrà più in massa ai centri commerciali. Le sale possono controllare le entrate e le ucite e possono dimostrare di non avere nulla a che fare con il contagio”.
A suo avviso si poteva e si doveva riaprire il ramo della cultura perché ci sono regole, giusto?
“Se è vero che non ci si contagia in un grande magazzino è molto più vero che non ci si contagia nei cinema. La gente non si accumula all’entrata dei cinema, non ho trovato queste sicurezze quando sono andato nei supermercati o nei grandi magazzini. Come chi è andato a sciare, si sono create delle situazioni che forse stiamo pagando ancora adesso”.
C’è rabbia nelle parole di Massimo Suter che si sente il capro espiatorio della situazione.
C’era tanta delusione nella voce di chi gestisce i cinema, immagino che sia anche nella sua?
“Delusione? Qui si tratta di rabbia, incomprensione, di sentirsi il capro espiatorio per qualcosa che non è colpa nostra. Non c’è una base scientifica che confermi che la ristorazione sia un untore, quindi non si capisce per quale motivo noi dobbiamo stare chiusi. Non me ne vogliamo gli amici albergatori, ma perché negli alberghi si possono fare centinaia di coperti mentre nella ristorazione questa situazione è vietata, anzi bandita?”
Questo ulteriore mese di stop metterà a rischio la riapertura di tante piccole sale cinematografiche, il rischio è lo stesso per la ristorazione?
“Sì, è un effetto domino. È chiaro che la ristorazione in Ticino vive per grande maggioranza di turismo e questo turismo inizia con la Pasqua. Ora, per la seconda volta, saremo chiusi a Pasqua. Le aziende per la seconda volta si trovano private di un importante indotto e avranno serie difficoltà a sopravvivere. La settimana scorsa ci è stato detto che vi era la possibilità di aprire le terrazze e io personalmente ho visto parecchi colleghi prepararsi a questo momento con entusiasmo e voglia. Io mi chiedo se Berset abbia pensato a questo. Non era forse meglio stare zitti settimana scorsa e evitare la magra figura di oggi?”
In quattro controllati al ristorante non si può stare, ma a casa in 10 è fattibile, è un ‘girare il coltello nella piaga’?
“È la sacrosanta verità. Non dimentichiamo che Berset ha detto che ha basato queste decisioni su una valutazione del rischio, quindi non vi è neanche una base scientifica che comprovi che ci sarà una terza o quarta ondata. Questo terrorismo mediatico e questa voglia di inculcare la paura nella popolazione prima o poi si ritorcerà contro sia al politico, sia alla cittadinanza stessa. Già ora i confederati fanno fatica a comprendere la chiusura di questi settori, che a dire della scienza non hanno nessuna colpa per la propagazione del virus. Berna avrebbe dovuto essere onesta con la categoria e dire chiaramente che prima di maggio non ci sarebbe stata nessuna apertura, non trattarci come degli illusi e degli incompetenti”.
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