
Oggi è la giornata internazionale della donna, un evento che ha lo scopo di fare riflettere sulle discriminazioni e sulle violenze che le donne hanno subito nei secoli e che ingiustamente continuano a subire anche oggi. Ma la festa della donna serve anche per ricordare le numerose battaglie, che hanno sì portato a molte conquiste politiche e sociali, ma che ancora oggi non hanno permesso di raggiungere l’uguaglianza di genere.In concomitanza con questa ricorrenza abbiamo avuto l’occasione di intervistare Pelin Kandemir Bordoli, la presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino.
Come prima cittadina ticinese, cosa ne pensa della situazione sociale delle donne nel nostro cantone?
In Ticino ci sono ancora molti problemi da affrontare su questa tematica. Quest’anno ricorre il 50esimo anniversario dall’introduzione del suffragio femminile nel nostro cantone, una conquista importantissima. In mezzo secolo di storia sono stati fatti grandi passi, ma i problemi da affrontare rimangono molti, come ad esempio l’equa rappresentanza dei generi in politica, la disparità salariale tra uomini e donne e la conciliabilità lavoro-famiglia per le madri.
A livello nazionale, dati alla mano, i salari delle donne possono essere fino al 30% inferiori a quelli dei colleghi uomini. Come si spiega che in un paese avanzato come la Svizzera, nel 2019, ci siano ancora disparità di questo genere?
Purtroppo questo è un fenomeno inspiegabile. Si tratta di una disparità di trattamento che non può essere giustificata. Con questa differenza salariale il lavoro delle donne non viene riconosciuto pari a quello degli uomini. Benché la Costituzione svizzera sancisca la parità salariale come principio, nella realtà dei fatti questo non è ancora stato realizzato pienamente.
Attualmente in Svizzera la legge prevede 14 settimane di congedo maternità all’80% del salario. Pensa che sia sufficiente?
No, penso che non lo sia. Il congedo maternità deve essere modificato, ampliandone la durata e concedendo maggiori garanzie alle neomamme per la reintegrazione sul posto di lavoro. Penso pure ad un congedo parentale, che permetta anche ai padri di avere più tempo da dedicare alla cura dei propri neonati.
Notizia di ieri: nel 2018 in Svizzera è stato registrato un aumento del 2% delle donne ai vertici delle aziende (rapporto Schilling). Tuttavia, la percentuale è solo del 9%. Cosa ne pensa a riguardo?
Questo risultato, purché relativamente positivo, testimonia la difficoltà che le donne hanno ad accedere ai quadri dirigenziali come pure a certi tipi di professioni. Di segnali positivi ce ne sono, credo che tutti si rendano conto che ci sia molto da fare, ma penso che servano strumenti legislativi adeguati che permettano una migliore ripartizione dei ruoli nelle direzioni delle aziende. Penso che un miglior equilibrio tra i sessi nella ripartizione degli incarichi dirigenziali porterebbe dei benefici sia alle aziende che ai dipendenti. Se si cominciasse ad applicare questo principio nel settore pubblico e parapubblico sarebbe già una prima grande conquista.
Quindi è favorevole alle 'quote rosa'?
Sì, ritengo che istituire delle 'quote rosa' sarebbe una soluzione positiva sia per il settore professionale che per la politica. Ovviamente a parità di competenze. Come disse una volta Didier Burkhalter commentando i dati sulla disparità salariale in Svizzera ‘le donne sono state fin troppo pazienti’, quindi a mali estremi, estremi rimedi.
Per le elezioni cantonali del prossimo 7 aprile si è registrato un aumento delle candidate donne. Fra le liste c’è anche 'Più donne', un movimento tutto al femminile. Pensa che il vento stia cambiando in politica?
Il fatto che le candidate donne siano aumentate è assolutamente una buona notizia, più donne ci sono più donne avranno la possibilità di essere elette. Sono contenta che molte di esse si siano messe a disposizione della politica. Se aumentasse la quota di donne in Gran Consiglio (che attualmente non arriva al 30%) sarebbe sicuramente una conquista. Possono guadagnarci tutti, soprattutto la nostra democrazia.
Il 14 giugno in Svizzera ci sarà lo sciopero generale delle donne per denunciare le disparità di genere. Lei parteciperà?
Assolutamente sì perché ritengo che sia venuto il momento di rimettere al centro dell’agenda politica questa questione. È tempo di rinnovare l’impegno per la parità di genere. Le ragioni sono moltissime.
Un’ultima domanda, un po’ più personale. Con la fine di questa legislatura si concluderà anche la sua esperienza nelle istituzioni ticinesi, infatti il vincolo di 3 mandati previsto dallo statuto del suo partito non le ha permesso di ripresentarsi come candidata alle prossime elezioni cantonali. Quali sono i suoi piani per il futuro fuori da palazzo?
Il mio impegno politico non si esaurirà uscendo dalle istituzioni. Nella mia vita ho sempre lavorato con molte associazioni che si occupano di tematiche sociali, quindi continuerò ad impegnarmi in questo ambito.
ps
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