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Lugano
La proiezione di Naza lascia il pubblico senza parole
Il documentario che ha fatto discutere in tutto il mondo è arrivato, in anteprima per la Svizzera italiana, al Festival dei Diritti Umani di Lugano. Una proiezione che ha lasciato il pubblico letteralmente senza parole.

È una sala gremita ma silenziosa, quella del cinema Corso di Lugano. Un pubblico colpito allo stomaco che lascia la proiezione di Naza con poca voglia di parlare. Sullo schermo per un’ora e mezza sono passate le testimonianze anonime di 24 ufficiali dell’IDF, l’esercito israeliano. I militari parlano della sorveglianza nella Striscia di Gaza, di come sia l’intelligenza artificiale a stabilire chi sia un «bersaglio umano» prioritario. Obiettivi poi eliminati accettando vittime civili, tra le quali donne e bambini, anche a decine se non centinaia. C’è spazio anche per la questione della responsabilità individuale in Naza. Un soldato si richiama apertamente all’Olocausto. All’uscita alcuni rievocano la banalità del male di Anna Harendt. Prima, un climax crescente fino alla conclusione del film, che si chiude sui sospiri del pubblico di fronte alla devastazione di Gaza e il suono dei droni. Immagini che lasciano ai presenti poca voglia di parlare. Qualcuno però decide di farlo: «Restano la rabbia e l'incredulità, forse queste due emozioni. Anche la tristezza, ma questo ormai è abbastanza scontato, diciamo», ci dice qualcuno. «Trovo che sia difficile definire il proprio stato d'animo, perché in questo momento si è un po' bombardati dalle emozioni. Quello che forse colpisce di più è questo senso di dissociazione che c'è rispetto alla realtà, anche da come parlano i testimoni», gli fa eco qualcun altro tra i presenti. «Secondo me anche più delusione verso il sistema internazionale, più che la rabbia, perché in questo caso serve a poco, più che altro la delusione verso le istituzioni che avrebbero dovuto impedire una cosa del genere», proseguono altri. 

Tutto esaurito nonostante la doppia proiezione

L’attesa per l’anteprima svizzero-italiana del documentario, in cartellone al Festival dei Diritti Umani, era tanta. La sera della proiezione gli spettatori si sono mossi con un’ora di anticipo. «I biglietti sono andati in sold out molto velocemente, tant'è che abbiamo dovuto organizzare una seconda proiezione al Lux di Massagno per poter soddisfare la richiesta. Ma anche la proiezione del Lux a Massagno è andata esaurita e quindi noi stasera siamo in sold out totale sulle due sale», ci spiega il presidente del Film Festival dei Diritti Umani Roberto Pomari. Un seguito probabilmente giustificato dal forte legame della pellicola con l’attualità, ci viene detto. Ma anche per i forti contenuti che rivela: «Naza ci racconta l'orrore della guerra. Nella maggior parte delle testimonianze sembra di ascoltare dei ragazzi che hanno giocato ai videogame. Sembrerebbero quasi non rendersi conto di avere ucciso migliaia di persone, decine di migliaia di persone».   

La potenza del cinema

Naza è valso ai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor il premio speciale della giuria a Venezia. Ma anche minacce di morte e l’intimidazione, da parte del premier Bibi Netanyahu, della revoca della cittadinanza. Il Governo israeliano oltre a contestare il film ha ordinato un’inchiesta per individuare gli anonimi soldati che hanno testimoniato nel documentario. Testimonianze verificate dal Guardian, che ha prodotto la pellicola, e dal magazine israeliano 972. Una vicenda che dice di una potenza che le immagini e il cinema continuano a conservare? Abbiamo girato la domanda a Roberto Pomari: «Ci dice prima di tutto che dobbiamo avere un immenso rispetto per il coraggio di questi autori. Noi non ci rendiamo neanche conto di quali siano i rischi anche fisici che loro stanno incontrando. Il mio rispetto va a loro. Poi, noi siamo tutti partecipi di un processo di distribuzione che è quantomeno dovuto per quello che è il tema. Perché qui stiamo parlando di un genocidio, non stiamo parlando di un incidente d'auto. Io spero che questa sera, uscendo da questa sala, molte persone si rendano conto di qual è la realtà, perché oggi parliamo della Striscia di Gaza, parliamo di Israele, ma questo modo di fare la guerra, questa guerra ibrida potrebbe riguardare qualsiasi scenario futuro». Per gli interessati, Naza arriverà nelle sale ticinesi da mercoledì 21 ottobre.