
«Negli ultimi mesi, si sono moltiplicati avvistamenti di lupi all’interno o nelle immediate vicinanze di centri abitati, talvolta in pieno giorno». È quanto sottolinea una mozione per la sicurezza dei cittadini di fronte al lupo, inoltrata alla segreteria del Gran Consiglio da alcuni deputati, tra cui Giovanni Berardi (primo firmatario). «In diversi casi non si è trattato di semplici osservazioni a distanza, bensì di avvicinamenti attivi alle persone, interazioni con cani al guinzaglio e comportamenti percepiti come intimidatori», si legge ancora nella nota, che menziona quindi l'episodio verificatosi di recente nel Malcantone, dove un lupo si sarebbe avvicinato correndo e ringhiando verso una persona a passeggio con il proprio cane. «Pur riconoscendo che il rischio oggettivo per l’uomo resta contenuto, tali situazioni rappresentano un cambiamento qualitativo del fenomeno e incidono in modo significativo sulla percezione di sicurezza della popolazione».
La presenza del lupo in prossimità dei nuclei abitati – si legge ancora nel testo – coinvolge direttamente residenti, famiglie, bambini e animali da compagnia, incidendo sulle abitudini quotidiane e sull’utilizzo degli spazi pubblici. «A differenza degli allevatori, i residenti non dispongono oggi di un sistema strutturato di notifica che li informi in modo tempestivo, chiaro e ufficiale sulla presenza accertata del lupo nelle immediate vicinanze del proprio abitato. Questa asimmetria informativa favorisce incertezza, voci non verificate e reazioni emotive, rendendo più complessa una gestione serena e condivisa della convivenza con il grande predatore»
La mozione, dunque, non intende creare allarmismi né introdurre forme di sorveglianza invasiva»: piuttosto, vuole «rafforzare la trasparenza dell’azione pubblica, garantire un’informazione tempestiva, ufficiale e proporzionata, consentire ai cittadini di adottare comportamenti adeguati e prevenire tensioni sociali e politiche evitabili».
Per questo motivo, si chiede al Consiglio di Stato quanto segue:
1. Estendere il sistema di notifica già
esistente, attualmente orientato agli allevatori, anche ai residenti dei
centri abitati, in caso di presenza anche non ancora ufficialmente accertata
di lupi all’interno o nelle immediate vicinanze dei nuclei abitati o di
comportamenti che evidenzino ridotta diffidenza verso l’uomo.
2. Definire modalità di notifica chiare,
sobrie e ufficiali, ad esempio tramite:
- SMS con ricezione su base volontaria
- newsletter territoriali
- un’applicazione, o l’integrazione in
un’app cantonale già esistente, con ricezione di notifiche push su base
volontaria e ambiti territoriali selezionabili
- altri canali digitali cantonali già
esistenti, garantendo informazioni oggettive con un linguaggio
informativo e non allarmistico.
3. Stabilire criteri oggettivi e uniformi per
l’attivazione delle notifiche, tenendo conto sia della localizzazione sia
del comportamento osservato dell’animale.
4. Accompagnare il sistema di notifica con
indicazioni comportamentali semplici, concrete e oggettive rivolte alla
popolazione, in collaborazione con i servizi competenti e le associazioni
di categoria.
5. Integrare nei rapporti annuali sui grandi
predatori una semplice statistica che indichi l’attività svolta in questo
ambito in termini di notifiche/newsletter/SMS.
La presenza del lupo – conclude la nota inoltrata da Berardi – «non è più un fenomeno confinato sulle montagne e sugli alpeggi, ma incide sempre più sulla vita quotidiana nei nuclei abitati. Un sistema di notifica esteso, proporzionato e ben governato rappresenta uno strumento di prevenzione, responsabilità e fiducia, coerente con quanto già esiste e adeguato all’evoluzione del contesto territoriale e sociale».

