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Ticino
La popolazione abbraccia la RSI, migliaia di persone a Bellinzona
Migliaia di persone si sono riversate in piazza a Bellinzona contro l'iniziativa "200 franchi bastano!". Una manifestazione colorata e festosa a cui hanno partecipato centinaia di associazioni.

L’8 marzo si avvicina. Uno degli oggetti in votazione è l’iniziativa “200 franchi bastano!”. Una proposta -ricordiamo- che chiede di abbassare il canone radiotelevisivo dagli attuali 335 franchi a 200 franchi. Nell’occhio del ciclone la RSI. Oggi la popolazione ticinese ha fatto sentire il suo sostegno. Un sostegno netto, numeroso. A Bellinzona, infatti, è andata in scena una manifestazione popolare a difesa del servizio pubblico radiotelevisivo della Svizzera italiana.

"Custodire la memoria del nostro territorio"

Una corteo che nasce dal basso e con rivendicazioni chiare. Tante le associazioni che hanno partecipato. Riccardo Mattei del Comitato “non lasciamo segare a metà la nostra RSI”: “Si pensa sempre all’informazione, all’intrattenimento, ma il mandato è anche quello di raccontare e custodire l’identità di un popolo e di una nazione”, spiega Mattei. “Rispetto ai nostri vicini di casa, con cui condividiamo la lingua, qua è più complicato, ma anche affascinante. Necessitiamo dunque di qualcuno che lo faccia con gli archivi e i racconti. I collaboratori hanno poi il compito di custodire e di trasmettere la memoria del nostro territorio”.

Migliaia di persone in piazza

Ad occhio 5'000 persone tra giornalisti, politici, volti noti, sindacati e cittadini di diverse età. Non è mancato poi il gatto Arturo e l’alter ego del cane Peo. Un forte abbraccio da parte della popolazione alla RSI. È tangibile poi la preoccupazione. Se dovesse essere accolta l’iniziativa, le ripercussioni potrebbero essere gravi, come ci dice l’ex consigliere di Stato Luigi Pedrazzini: “Sarebbe un impoverimento della nostra capacità di farci conoscere in Svizzera. La RSI ci garantisce visibilità e conoscenza su tutto il territorio elvetico. Poi, la qualità del dibattito democratico ne perderebbe, così come l’informazione sul piano locale. Tutto ciò a discapito dei valori e delle tradizioni del Ticino”, conclude Pedrazzini.