
È stata soprannominata legge Netflix, ma in realtà si riferisce a tutte le piattaforme di streaming (come Amazon Prime, Disney Plus, ecc) che nell’ultimo periodo si stanno moltiplicando. L’idea attualmente in discussione alle Camere federali è di obbligare queste piattaforme a proporre almeno tre film di origine europea su 10 nel loro catalogo. Inoltre una parte dei profitti di queste società dovrebbe andare al cinema svizzero: il Consiglio federale ha proposto una soglia del 4%, mentre il Consiglio nazionale lo scorso autunno ha deciso di abbassare il contributo richiesto all’1%. Ma c’è anche chi minaccia di lanciare un referendum. Per i giovani liberali non è infatti ammissibile che “aziende private debbano essere costrette dallo stato a offrire produzioni nazionali o europee”, ha spiegato il presidente Matthias Müller. Resta ora da vedere come si esprimerà il Consiglio agli Stati. Il dossier verrà poi rinviato al Consiglio nazionale per appianare le divergenze.
Per approfondire il tema, Teleticino ne ha parlato con Niccolò Castelli, regista e direttore della Ticino Film Commission, il quale non disdegna le nuove offerte in streaming che anzi ritiene offrano nuove prospettive anche per chi lavora nel settore del cinema. “Le piattaforme di streaming ci permettono di fruire contenuti di storie che vengono sempre più richieste dal pubblico, che ha bisogno di storie. Non le vedo dunque come concorrenti, ma come degli attori complementari. E non credo si debba parlare di paletti, ma di produzione e di condivisione di contenuti”.
La discussione sul 4%
Per Castelli queste piattaforme hanno infatti dato un nuovo impulso al cinema europeo, con produzioni che sono più facilmente reperibili rispetto al passato. “È proprio grazie a questi paletti che si è creata questa nuova visibilità. Per esempio, Netlix o altri vettori hanno iniziato a produrre e coprodurre produzioni in tutta Europa nel momento in cui sono state individuate queste regole come reinvestimento di parte degli utili”. In Svizzera, ricorda Castelli, si sta discutendo sul 4%, ma in altri paesi questa percentuale è ben più alta. “In Francia sono obbligati a reinvestire il 15% degli utili, in Italia il 10%, in Spagna il 5%. Da quando esistono queste leggi le piattaforme di streaming hanno iniziato a investire sul cinema indipendente, serie, documentari e film in quei paesi e questo ha portato a un arricchimento. Se noi non dovessimo accettare questo tipo di nuovi vincoli, che stimolerebbero il cinema svizzero, la “swissness” dei nostri film rischierebbe di morire e ci sarebbe meno interesse per produrre storie in casa nostra quando invece negli altri paesi sono obbligati a farlo”. Questo avviene già anche per la televisione, ricorda Castelli: “La SRG è obbligata a investire il 4% nel cinema indipendente. Quello che si vuole fare ora è ampliare questa disposizione ai nuovi vettori, che ancora non esistevano quando è stata creata la legge federale sulla produzione e la cultura cinematografiche”.
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