
"In generale siamo tutti consapevoli della necessità di intervenire sulle finanze del Cantone e di fare i conti con dei limiti di bilancio. Negli ultimi anni ciò ha tuttavia generato anche una serie di effetti perversi che è il caso di elencare". Inizia così la chiara presa di posizione dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Locarnese e Vallemaggia, che intende mandare un messaggio chiaro al Consiglio di Stato e alla politica ticinese. "Innanzitutto", prosegue il testo, "è stato tirato il freno a mano non solo sulle spese correnti, ma anche e soprattutto sugli investimenti, lasciando nel cassetto nuovi progetti con potenziale di sviluppo e indotto, solo per non rischiare di creare nuovi oneri". A detta dell'Ente, tutta questa situazione non ha fatto altro che creare "una stagione di stagnazione e grigiore", sia dentro che fuori le pubbliche amministrazioni, "che tratteggia una situazione molto lontana da una politica stimolante che ambisce a cambiare lo status quo a favore di nuove e migliori soluzioni".
Un grido che risvegli la politica
Il Locarnese, con il nubifragio che ha toccato la Vallemaggia nella notte tra il 29 e il 30 giugno scorso, ha vissuto in prima persona lo sconforto di una situazione lacerante per il suo territorio. "La volontà che tuttavia emerge a gran forza da queste situazioni è quella di non mollare, di resistere e di andare avanti con ancor più determinazione e non solo per la ricostruzione delle macerie". Motivo per cui è giunto il momento "di levar forte un grido che suoni come una sveglia: basta rimanere a fissarsi l’ombelico e a contare con le dita, è ora di alzare lo sguardo e di tornare a guardare oltre l’orizzonte, con coraggio e convinzione. Servono nuove visioni per questo cantone, subito". In particolare, dopo l’esperienza di isolamento vissuta dall’alta Vallemaggia a causa della distruzione del ponte di Visletto a Cevio, "è sorta a livello locale e regionale una nuova e ancor più forte consapevolezza dell’importanza di aprire dei collegamenti a nord (Leventina) e a ovest (Bosco Gurin – Val Formazza) per una delle valli più profonde d’Europa senza sbocchi".
Facilitare la frequentazione e la raggiungibilità
Riassumendo, quello che viene esplicitamente chiesto è una nuova visione per rendere le zone periferiche del Cantone meno discoste da una parte, e dall’altra, "in un momento storico caratterizzato da sviluppo tecnologico e cambiamenti climatici, per facilitare la frequentazione e la raggiungibilità delle nostre splendide montagne da parte di chi abita in città". In tale prospettiva l'Ente Regionale del Locarnese, riunitosi in data 13 febbraio 2025, ribadisce all’unanimità il proprio convinto sostegno al progetto di collegamento tra Fusio e Ambrì, progetto strategico per tutto l’alto Ticino, "le cui fasi preparatorie sono già state avviate negli ultimi anni, ma che ora si trova inspiegabilmente congelato e fermo in un cassetto. Che cosa stiamo aspettando? È ora di uscire dal grigiore di una stagnazione che toglie prospettive per tornare a cavalcare con coraggio nuove visioni a colori per il futuro, per i ticinesi di oggi e per le nuove generazioni di domani".

