
Il Partito Socialista ticinese, con una presa di posizione diffusa questa mattina, prende posizione sulla futura politica fiscale cantonale e nazionale.
I socialisti rivendicano "una politica fiscale equa che non faccia regali alle persone fisiche e giuridiche facoltose. Il Partito Socialista Ticino non è contro la ricchezza: desideriamo invece uno Stato equo, capace di generare equilibrio tra chi possiede molto e chi troppo poco. Riteniamo indispensabile che lo Stato lotti contro la povertà per una società generosa e giusta, nella quale ogni persona abbia il diritto di vivere un'esistenza dignitosa, lavorando e percependo salari adeguati al costo della vita."
L'opinione odierna giunge dopo le dichiarazioni di ieri di Christian Vitta, "che prospetta riduzioni fiscali per le aziende e per i contribuenti con maggior potere d’acquisto."
"Le condizioni finanziarie e sociali del Ticino con lo svuotamento delle casse dello Stato e la sofferenza dei ceti medio e basso - prosegue il PS - sono l’onda lunga delle politiche degli anni passati, all’epoca della gestione neoliberista del DFE sotto Marina Masoni e Sergio Morisoli: sgravi fiscali alle persone e alle aziende più facoltose e tagli ai servizi e alle prestazioni per i cittadini. Purtroppo la lezione non è stata appresa e oggi ci vediamo riproporre le stesse ricette."
Sotto l'indice, la manovra di rientro da 185 milioni, "giustificata con i mezzi insufficienti a disposizione dello Stato, che va a colpire servizi, sussidi e prestazioni preziosi soprattutto per chi è in condizioni di maggiore fragilità. D'altra parte questi sgravi proposti per le fasce sociali più abbienti: addirittura si prevede di abbassare l’aliquota dal 9 al 6,5%. Si giustificano queste misure con il timore della fuga dei ricchi contribuenti che, sfruttando la concorrenza fiscale intercantonale, si trasferirebbero altrove. Che ciò sia falso è dimostrato dal fatto che, pur avendo aumentato l’imposta per i globalisti basata sul dispendio da 250 a 400 mila franchi, non c’è stato alcun fuggi fuggi. Questi sgravi ora vengono riproposti invocando la Riforma dell’imposizione delle imprese 3 (RII3), approvata di recente dal Parlamento federale. Vitta e Beltraminelli dimenticano però che contro la Riforma il Partito Socialista Svizzero ha lanciato un referendum."
"In conclusione, il Partito Socialista ribadisce la propria opposizione a questa politica fiscale che colpirà soprattutto i ceti medio e basso della popolazione e conferma il proprio sostegno al referendum contro la Riforma dell’imposizione delle imprese 3."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

