
Per tutti, o quasi, è importante e urgente. Alcuni lo definiscono utopico, altri poco pragmatico. Chi è preoccupato chiede invece di fare di più. Parliamo del Piano energetico e climatico cantonale e di chi, partiti politici e associazioni, nelle scorse settimana ha espresso la propria opinione in merito. Il Consiglio di Stato lo aveva definito "un cambio di passo" centrato sulla decarbonizzazione, sul risparmio energetico e sulla produzione di energie rinnovabili.
Cosa ne pensano partiti e associazioni
Il Piano è "un’accelerata necessaria di fronte al riscaldamento climatico e alle tensioni geopolitiche", dice il WWF, che però in una nota stampa puntualizza: “Per ridurre i consumi servono misure più coraggiose e incisive, anche a salvaguardia del potere d’acquisto dei cittadini”. Nella stessa direzione i Verdi liberali che nella loro posizione insistono anche sulla “mancanza di sinergie tra le varie tipologie di rinnovabili”, a loro dire ancora troppo poco sviluppate. “La crisi climatica è reale e il tempo scarseggia”, afferma invece il Partito Socialista, secondo cui "è giusto investire sul fotovoltaico”. Più prudenza è invece chiesta dai socialisti per altri settori come l’eolico o il mini-idroelettrico: “Occorre ponderare costi e benefici”, scrive il partito. Il Centro, infine, condivide l'impostazione del Piano energetico e climatico cantonale, ma critica la modalità di consultazione, definendola "inadeguata in rapporto alla complessità del tema" e la tempistica, definendola "piuttosto inopportuna alla luce del fatto che a livello federale è attualmente pendente un’importante revisione della Legge sull’energia che, potenzialmente potrebbe avere ripercussioni estremamente rilevanti per i Cantoni”. Per il Partito Liberale Radicale il piano "non pone abbastanza l'accento sulla sicurezza dell'approvvigionamento elettrico". Un documento condiviso con riserva dai liberali radicali perché "manca di concretezza e pragmatismo". Per loro "alla Svizzera serve un'ecologia senza ideologia".
Di tutt’altro avviso l’Unione Democratica di Centro (UDC), già sul piede di guerra a livello federale. In una nota stampa i democentristi parlano di “progetto utopico, ideologico (…) che mette a rischio l’approvvigionamento energetico e dai costi insostenibili per il cittadino e le PMI. “Passare in modo così repentino dal fossile all’elettrico, scrive, è pura illusione”.

