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"La piazza finanziaria si scioglie e il Cantone si occupa di Argo e rimborsi..."
"La piazza finanziaria si scioglie e il Cantone si occupa di Argo e rimborsi..."
"La piazza finanziaria si scioglie e il Cantone si occupa di Argo e rimborsi..."
Redazione
7 anni fa
Gli ultimi sondaggi danno l'outsider Michele Rossi ultimo nella lista PPD: "Deluso da un elettorato immobile come una statua di sale"

Il terzo sondaggio elettorale realizzato dalla società Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani ha confermato le indicazioni emerse in precedenza, ovvero che si va verso un Governo fotocopia. Nessuna sorpresa dunque per gli outsider. Nella lista PPD il 'non politico' Michele Rossi, avvocato e delegato per le relazioni esterne della Camera di Commercio, risulta ultimo. Ticinonews lo ha contattato per un commento.  

Anche l’ultimo sondaggio realizzato per il Corriere del Ticino, Radio 3i e ilfederalista.ch vede il suo partito in perdita di consensi e il suo nome all’ultimo posto sulla lista dei cinque candidati del PPD al Governo. Che effetto le fa?

Anche questo sondaggio è il risultato di una proiezione effettuata sulla base di 983 interviste telefoniche realizzate tra il 10 e il 25 marzo, che indica ancora un 11% di indecisi e che ha un margine d’errore del 2,4 per cento. Come tutti i sondaggi ci propone la fotografia di un momento preciso che come tutto nella vita può ancora cambiare. Io lo spero almeno, altrimenti ciò che stiamo dicendo e facendo noi candidati e la stampa dal 25 marzo ad oggi non avrebbe senso. Il mio ultimo posto mi delude perché ci mostra l’immagine di un elettorato immobile come una statua di sale. Un elettorato che indipendentemente da ciò che succede si aggrappa al passato invece di guardare al futuro. È così per le Officine, dove alcuni preferirebbero mantenere in vita processi di lavorazione superati dai tempi ed è così anche nei rapporti con l’Italia dove ci si concentra su questioni per noi marginali come i ristorni dei frontalieri, perdendo di vista i temi fondamentali come l’accesso delle nostre banche al mercato finanziario italiano.

Resta il fatto che la partita, sempre stando ai risultati del sondaggio, sembrano giocarsela l’uscente Paolo Beltraminelli e Raffaele De Rosa.

Sì, è come le sto dicendo. I risultati del sondaggio guardano al passato, a chi nelle istituzioni ha già lavorato per decenni. Gli altri tre candidati, serviti al partito per poter affermare di aver chiamato a far parte della lista anche i rappresentanti dell’economia e della società che aspetta da tempo alcune decisioni d’importanza capitale, rimangono sostanzialmente al palo. La piazza finanziaria ticinese, che tanto ha contributo al nostro benessere negli ultimi decenni si scioglie con la velocità dei ghiacciai, ma il Cantone si è occupato per mesi di questioni come Argo 1 e la nota spese dei consiglieri di Stato che insieme non valgono il costo di una rotonda stradale. Io non sono certamente sceso in campo pensando ai problemucci che un qualsiasi consiglio d’amministrazione risolve alle eventuali. Io vorrei costruire nuove maggioranze si problemi principali che si pongono al cantone e alla sua economia. Il canton Ticino si merita molto più di quello che il suo potere politico è stato in grado di offrirgli nell’ultimo decennio. Fino al 7 aprile c’è ancora il tempo per cambiare e fino a quel momento io non smetterò di sperarci.

Eppure di grandi critiche sul suo nome e sulla sua candidatura non se ne sono sentite in queste ultime settimane. Perché non le riesce di farsi notare come desidererebbe?

Forse il problema principale risiede nel fatto che la campagna è partita con mesi di ritardo a causa della formazione della lista PPD. E per chi non è già attivo in politica ciò significa perdere tempo a vantaggio di chi invece da anni gode di una propria visibilità quale consigliere di Stato o granconsigliere. Una parte importante del mio passato professionale l’ho passata in diplomazia. In contatto diretto con la nostra controparte europea. E anche adesso, per la Camera di commercio, mi occupo delle relazioni con l’estero. Affrontare e discutere i dossier complessi e delicati è il mio pane quotidiano. Eppure i miei avversari si sono limitati a dire che non sarei stato un degno rappresentante del Mendrisotto sulla lista del PPD o che, altra scempiaggine, io fossi un europeista. La realtà è che pur essendomi trasferito per questioni di lavoro a Lugano, io sono nato e cresciuto a Mendrisio e che la mia famiglia, patrizia di Arzo, ha contribuito sin dall’Ottocento alla vita politica mendrisiense. Idem per la questione dell’europeista. Se essere europeisti significa aver contribuito in quanto negoziatore a quegli accordi bilaterali che oltre ad essersi rivelati uno dei maggior successi diplomatici del Dopoguerra, vennero chiesti a gran voce dagli stessi Blocher e Bignasca, in alternativa allo Spazio economico europeo, be’ allora sì, allora sono europeista. Ma non sono un “euroturbo” e non chiedo l’adesione della Svizzera all’UE, capisce? Eppure queste sono e accuse che mi vengono rivolte in questa campagna elettorale degna del nostro passato recente.

In conclusione, per riprendere il suo slogan “Non servono politici, serve politica”, che cosa vorrebbe fare lei in Governo al posto di quelli che ci stanno adesso. Che cosa non le piace del Governo fotocopia uscito dal sondaggio?

Innanzitutto l’immobilismo, che in Natura si traduce nella morte dei sistemi viventi. E poi a costo di ripetermi le dico che un team incapace di risolvere in tempi accettabili un fastidio, più che un problema, come quello della sua nota spese per le telefonate, non mostra di saper applicare quegli schemi che servono a farci progredire sui dossier principali. Ad ogni piè sospinto tutti parlano di collegialità e di lotta al dipartimentalismo, ma poi a difendere i singoli temi davanti al popolo, al parlamento e alla stampa, il Governo si presenta diviso. Il Governo grigionese, una volta al mese, si presenta compatto davanti alla stampa e risponde coralmente alle sue domande. Eppure anche al suo interno ci sono i rappresentanti di quattro partiti. Quando mai le capita in Ticino di assistere, men che meno regolarmente, ad un avvenimento del genere? Questo aspetto significherà qualcosa, no? I risultati, pur con tutti i distinguo necessari per descrivere le due realtà cantonali, son lì da vedere.

Ci faccia un esempio...

Il cantone dei Grigioni, per otto anni, ha vissuto il dramma di una sua consigliera federale osteggiata e denigrata dal partito di maggioranza relativa sul piano federale. Un problema che dalle nostre parti e sulla stampa in primo luogo, sarebbe finito in una specie di tragedia. Eppure il Governo e il Parlamento cantonale, sotto i riflettori di tutto il paese, non ne sono usciti per nulla indeboliti. Non le sembra? La differenza dunque sta nel metodo in cui si governa e in cui si gestiscono le vedute politiche legittimamente differenti all’interno di una stessa compagine governativa. Io vorrei che nel Governo ticinese, indipendentemente dai suoi membri, cambiasse soprattutto il metodo di far politica. Le soluzioni ai problemi ci sono, da noi e per il momento manca la capacità di adottarle in tempi utili.

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