
“La revisione della legge sulla parità presentata dal Consiglio federale delude le aspettative delle donne che da trent’anni chiedono giustizia.” Per il Gruppo Donne dell’Unione sindacale svizzera Ticino e Moesa il principio su cui si fonda la legge, ossia la buona volontà dei datori di lavoro di applicare la parità salariale, non è una garanzia sufficiente.
“L’obbligo di controllare i salari deve essere applicato alla totalità delle aziende e questo vincolo deve essere garantito da un’autorità ad hoc. Rinunciare alle sanzioni in caso di infrazione alla legge come previsto dal progetto legislativo, è un assurdità giuridica.”
L’USS chiede quindi al Consiglio federale di correggere quello che è definito come “un paradosso, poiché di fatto l’infrazione di una legge presuppone sanzioni.”
L’attuale revisione della legge sulla parità, per il Gruppo Donne USS Ticino e Moesa costituisce un’occasione per contrastare le discriminazioni di genere e chiede che il Consiglio federale “smetta di considerare la parità come uno sfizio, un programma facoltativo riservato solo alle belle stagioni.”
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