Cerca e trova immobili
Ticino
La nuova frontiera del telelavoro
Redazione
6 anni fa
Swisscom durante il lockdown ha ampliato l’home office per il 90% dei dipendenti. Ferrara: “È un’occasione, non fragilizziamo il lavoro”

Il mondo del lavoro e il modo di lavorare sono al centro delle discussioni di questi giorni. La pandemia del coronavirus ha sicuramente messo in discussione tutto un sistema, finora, ben instaurato e – a tratti – poco flessibile. Alcune grandi aziende però, interfacciate con l’emergenza sanitaria, hanno deciso di cambiare rotta e di dirigersi sempre più verso il telelavoro.

Swisscom, azienda nazionale di grossa portata che conta più di 17mila dipendenti, per esempio, sta orientando il proprio modo di lavorare verso questa direzione. Durante questi mesi di lockdown ha implementato l’home office per il 90% dei dipendenti. Cifre, queste, che risultano davvero importanti e che spiegano in maniera efficace il cambiamento che stiamo vivendo. Nella situazione gli attori sono due: i dipendenti che portano il lavoro a casa e le aziende che devono riorganizzarsi. “Gli uffici hanno riaperto in questi giorni ma al momento ci sono solo 7 collaboratori che hanno deciso in maniera volontaria di rientrare”. Così Daniel Kriesi, Team leader di Swisscom, spiega ai colleghi di Teleticino la situazione negli stabili dell’azienda in Ticino.

“L’esperienza del telelavoro è stata positiva, anche a livello di qualità di vita ci sono stati dei benefici” spiega. Ma confessa: “Fa strano vedere questi uffici vuoti”. Gli uffici contano 70 postazioni che ora sono completamente deserta. Gli effetti di questa trasformazione si calcolano a più livelli, fino a toccare anche quello immobiliare. La tendenza, infatti, messa in luce anche da Credit Suisse sarebbe quella di non fare rientro negli stabili lavorativi. “Dopo aver fatto questa esperienza nel contesto del Covid dove abbiamo visto che il telelavoro funziona anche su larga scala, prevediamo che non si tornerà più indietro e quindi nell’insieme ci sarà una domanda minore degli uffici” spiega Sara Carnazzi Weber, economista Credit Suisse. Gli scenari elaborati da Credit Suisse sono diversi, tra quelli intavolati uno si spinge fino alla riduzione del 25% delle superfici lavorative utilizzate.

L’ipotesi di una riduzione degli spazi lavorativi è sul tavolo, anche all’interno di un’azienda grande come quella di Swisscom. Lo ha spiegato Ivana Sambo, portavoce di Swisscom.

Per quanto riguarda, invece, la questione sollevate a più livelli sui contributi che l’azienda dovrebbe dare a chi in questi mesi ha lavorato da casa, utilizzando i propri spazi Sambo spiega: “Attualmente non obblighiamo nessuno a stare a casa, ma in futuro è chiaro che dovremo capire che cosa comporti rinunciare ad alcune sedi. Con quel risparmio non è escluso che si decida di dare un contributo al collaboratore”.

In ogni modo dovranno essere riorganizzati i rapporti di lavoro. “Dobbiamo evitare che il lavoro a casa diventi un lavoro fragile, ossia che si rischi di perdere il posto di lavoro o di perdere la salute”. Lo ha dichiarato Natalia Ferrara, responsabile dell’associazione svizzera degli impiegati di banca. Insomma, un cambiamento di pensiero. “Noi dobbiamo pensare al partenariato sociale, una sola legge non può andare bene per tutti”. “Lo smart working – prosegue - è smart se lo è per tutte le parti, bisogna evitare di avere condizioni quadro che favoriscono una sola parte”. E conclude: “Il lavoro a casa può essere un’occasione per mettere al centro il nostro aspetto locale, e per ricordare che le competenze le abbiamo senza il bisogno di andarle a prendere da un’altra parte”.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata