
È sulle pagine del Giornale del Popolo che i promotori della petizione contro la Legge sulle imprese artigianali (LIA) replicano alla direttrice della Commissione di vigilanza LIA Cristina Bordoli Poggi.
Quest'ultima, ricordiamo, aveva diramato lunedì un comunicato stampa per fornire "alcune precisazioni" sulla petizione contro la LIA, accusata di utilizzare "motivazioni scorrette e fuorvianti" (vedi articolo suggerito).
A replicare a nome di Rete Ticino (l'associazione che ha lanciato la petizione) è un artigiano ticinese di nome Andrea.
L'artigiano esordisce spiegando che la petizione ha già raccolto un migliaio di adesioni tra i piccoli artigiani e poi replica alla direttrice della commissione sui metodi di diffusione della petizione: "Non è scandaloso lanciare una petizione e inviarla per e-mail" afferma. "Ne ricevo tutte le settimane. Perché non possiamo farlo anche noi?"
Andrea contesta quindi le cifre sull'autofinanziamento della LIA: "Era stato detto che con 2mila franchi di iscrizione la LIA si sarebbe autofinanziata. Ma ora che la tassa è di 600? Una risposta a un atto parlamentare ha sottolineato come non cambia nulla, la LIA si autofinanzia comunque. Come è possibile?"
L'artigiano torna poi sulla questione della disparità con le ditte di oltre Gottardo, prima di concludere: "Non è solo per i 600 franchi e per la burocrazia, ma mi batto per la libertà e la giustizia" afferma. "Con la LIA si toccano aspetti fondamentali legati alla libertà di accedere a un lavoro. Io non voglio lasciare in eredità a mio figlio questa situazione."
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