
È la lista più misteriosa di questa campagna elettorale: "La Noce", da non confondersi con "Il Noce" di Brenno Martignoni, ha fatto la sua comparsa nel giorno dell’ufficializzazione delle liste, senza darne preavviso, e da allora è tornata nel silenzio più totale, senza mai inviare comunicati né rilasciare dichiarazioni..
È solo dopo ripetuti tentativi che siamo riusciti a parlare con Lorenza Lorenzetti, municipale di Miglieglia, unica candidata al Gran Consiglio per La Noce.
“Perché votarmi? Sono un valore da scoprire!” dice.
Lei non ha il cellulare e non usa i social network, raggiungerla telefonicamente è difficile, come fa a farsi conoscere dagli elettori?
“La gente avrà modo di capire chi sono durante il rush finale della campagna elettorale. Non ho programmato di mostrarmi così poco, è tutto nato in modo spontaneo. Sono molto timida, anche se non credo sia un limite in politica, poiché tutto è conciliabile. Appartengo alla generazione di giovani politici, che mi piacciono molto, anche se sono un po’ controcorrente nel modo di essere. Mi trovo a metà fra il modo di fare politica dei giovani e quello dei più attempati.”
Perché ha scelto come nome del suo movimento La Noce? È un movimento personalistico?
“È una lista civica e apartitica, cerco di portare una visione nuova anche per un futuro per i giovani e per chi non vuole identificarsi in un partito. Io non ho nulla contro di essi, sono tutti affascinanti a modo loro, ma ho preferito questa via.
La Noce rappresenta il simbolo del gonfalone del mio comune, sia nel colore che nel simbolo. Una noce, ovvero una pianta e un frutto che ha sfamato generazioni. I nostri nonni da Miglieglia andavano a piedi a Pura a portarle per estrarne l’olio, un principio nutrizionale importante. È legato alle origini e al cantone.
Al momento sono solo io, con qualcuno che mi consiglia. Sono aperta a persone che siano competenti con esperienza politica o che hanno la possibilità di maturarla, però non so dire se ci amplieremo.”
Passiamo al programma de La Noce. Partiamo dal tema del lavoro.
“È un grande problema, per il Ticino, per la Svizzera, per i residenti. Si deve trovare una soluzione a livello politico, creando dei posti di lavoro, mettendo un freno ai licenziamenti dove si può, e dare degli incentivi per i reintegri. Serve collaborazione fra i partiti.
Penso che Alp Transit sia un progetto importante, bisognerà valutarne bene il futuro e anche eventualmente progettare un’imprenditoria legata ai residenti attorno ad esso.
I frontalieri? Sì, credo ce ne siano troppi, anche se non sono l’unico problema. Il voto del 9 febbraio va rispettato, è un responso del popolo in un paese democratico, ritengo comunque sia stato un segnale di bisogno.”
Parliamo invece di socialità, tema che ha particolarmente a cuore, visto che nella vita si occupa di assistenza a persone in difficoltà, con attenzione all’autismo.
“Si può fare molto. Prima di tutto, sono necessari degli asili nido anche nelle regioni di montagna, per dare la possibilità anche a genitori che lavorano di continuare a farlo. Magari investono nella carriera e non se la sentono di rinunciarvi una volta nati i figli, vanno aiutati. Come pure chi si occupa di un parente malato o di un genitori anziano, situazioni che creano disagi non di poco conto. Lo stato può dare una mano, finanziariamente ma non solo, sostenendo la famiglia.
Essa è cambiata, il politico deve capire che si è affermato il modello della famiglia allargata in una società diversa, si possono fornire degli aiuti con sostegno psicologico e strutture.
La scuola rappresenta una sfida educativa fondamentale, penso che quella ticinese sia di buon livello. Ci si deve chinare sul fatto che le lingue nazionali, seppur importanti, portino via molte ore. L’introduzione di storia delle religioni è un buon compromesso, va esteso a tutte le scuole, come anche quello della civica ma non a scapito della religione tradizionale. Urge una visione globale.”
Terzo tema base: la fiscalità.
“Serve portare, con l’ausilio di persone competenti sia in materia sia a livello politico, esperienza per modificare le leggi con una visione atta a cambiare le situazioni di difficoltà, come i disoccupati, chi è in assistenza, le famiglie e le aziende.”
Se venisse eletta, si troverebbe sola in Gran Consiglio.
"Non è un problema, non mi preoccupa. Sono consapevole che dovrò stringere alleanze, sarà una sfida a me stessa dal punto di vista personale e politico . Non vedo nemici e amo prendere contatto con l’altro, come ho fatto, in modo diretto, durante la campagna elettorale.
Non sarebbe per me un quadriennio di studio, l’idea è quella di agire e sentire i bisogni della popolazione.
Amo il mio ruolo di Municipale a Miglieglia, sono confrontata con ogni tipo di problematica, dall’approvvigionamento idrico alla scuole, con una visione a 360°. In caso di elezione, non so se lascerò il Municipio, deciderò al momento.
E se andasse male, La Noce potrà continuare a esistere promuovendo le sue idee. Per esempio, mi piacerebbe far parte del gruppo interpartitico 'Più cuore in politica'.”
Un’ultima domanda: si era creata una situazione strana, col proponente Rebuffat presentato come candidato e le voci di firme raccolte la sera in un bar, cosa risponde?
“Rebuffat è un proponente e per un errore era stato segnalato come candidato al mio posto. Non voglio tornare sulla questione. La decisione di candidarmi è maturata nei tempi gusti, mi sento pronta per fare il salto a livello cantonale. Posso fare un annuncio?”
Certamente.
“Stiamo tutti uniti, c’è bisogno di ritrovarsi in un periodo storico difficile. Servono incontri di fratellanza per scambi di vario tipo. Sarebbe bello organizzare in ogni regione un quarto d’ora di ritrovo quotidiano, prima di andare a casa, sempre in un luogo diverso, sia esso un bar o un oratorio. Anzi, magari sarà la prima cosa che proporrò se verrò eletta.”
PB
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