
Tempi duri per la movida. Le misure poste in consultazione dal Consiglio federale, tra cui mascherine al chiuso e consumazione di bevande da seduti, gettano incertezza su un settore già fortemente penalizzato negli scorsi mesi. La discoteca Vanilla ha già deciso di chiudere i battenti di fronte alle imminenti restrizioni. Impossibile per i gestori continuare ad offrire divertimento a queste condizioni. Una decisione sofferta che avviene ad appena due mesi dalla riapertura del locale e prima di un importante evento: proprio questo weekend avrebbe tutto tenersi la serata con ospiti internazionali, con il gruppo Eiffel 65 e DJ Antoine. Tutto viene rimandato a marzo 2022.
Come si muovono gli altri locali
Da parte di altri gestori c’è soprattutto attendismo, ma la sensazione è che nessuno voglia chiudere, soprattutto in un periodo in cui il lavoro stava riprendendo. “Cercheremo di restare aperti anche con le nuove disposizioni”, ci dice il gerente del Seven a Lugano Danilo Sotja. Anche il Zuma di Novazzano cercherà di adattarsi. “C’è un po’ di desolazione in un periodo in cui la movida stava riprendendo, soprattutto il sabato sera, ma è chiaro che prima di tutto c’è la salute delle persone. Aspettiamo le decisioni ufficiali, ma l’intenzione è quella di restare aperti e fare di tutto per trovare alternative”.
Tra il serio e il faceto
C’è poi chi la prende con ironia: l’Underground di Lugano ha lanciato un appello su Facebook per trovare delle sedie. Ma il gerente è tutt’altro che contento, soprattutto perché, a suo parere, i controlli già ci sono e funzionano: tracciamento dei contatti e l’entrata accessibile solo a persone vaccinate, guarite e testate. La prospettiva dunque non è rosea. “Non impongono una chiusura, ma quello che propongono equivale ad esserlo”, ci spiega il gerente Paolo Franzi. “È impensabile mettere dei tavoli o sedie nel locale. Sarebbe stato meglio rafforzare i controlli, permettendo l’entrata solo con il tampone (inclusi i vaccinati) oppure limitare la capienza del locale”. Una proposta, quella del tampone obbligatorio per tutti, lanciata anche dal gerente del locale Woodstock di Bellinzona Marco Acocella, che a Ticinonline ha dichiarato di volerla sottoporre al Governo.
Chi va verso la chiusura
Anche Andrea Montini, gerente della discoteca Jungle Club, vede difficile rimanere aperto a queste condizioni. “Da parte nostra ci sarà la chiusura del Jungle, salvo qualche novità”. Per quanto riguarda il locale Shaker, di cui è anche gerente, l’offerta verrà un po’ rivista: “Ci concentreremo un po’ di più sulla cena, mentre la parte serale sarà ridimensionata”. Proprio lo Shaker è stato uno dei primi locali a introdurre il certificato Covid, quando ancora non era obbligatorio, per garantire sicurezza e divertimento. Una scelta che si è rivelata vincente: “Per le persone trovarsi in un ambiente sicuro, con un controllo a dovere, è piaciuto”. Ora resta l’incognita delle prossime decisioni a livello federale: “Ci troviamo dopo un anno e mezzo a punto e a capo dopo gli sforzi fatti. C’è insicurezza sul quello che verrà domani. Dicembre poi è il mese invernale più importante, tra cene aziendali e feste. Se si parla di riaprire dopo il 24 gennaio...sarà un freddo inverno”.
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