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Ticino
La movida costretta a riorganizzarsi
Immagine d’archivio
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Lara Sargenti
5 anni fa
Le misure annunciate dal Consiglio federale gettano incertezza sul settore. Dopo il Vanilla, altre discoteche in Ticino potrebbero chiudere. “C’è desolazione, ma prima di tutto c’è la salute delle persone”

Tempi duri per la movida. Le misure poste in consultazione dal Consiglio federale, tra cui mascherine al chiuso e consumazione di bevande da seduti, gettano incertezza su un settore già fortemente penalizzato negli scorsi mesi. La discoteca Vanilla ha già deciso di chiudere i battenti di fronte alle imminenti restrizioni. Impossibile per i gestori continuare ad offrire divertimento a queste condizioni. Una decisione sofferta che avviene ad appena due mesi dalla riapertura del locale e prima di un importante evento: proprio questo weekend avrebbe tutto tenersi la serata con ospiti internazionali, con il gruppo Eiffel 65 e DJ Antoine. Tutto viene rimandato a marzo 2022.

Come si muovono gli altri locali
Da parte di altri gestori c’è soprattutto attendismo, ma la sensazione è che nessuno voglia chiudere, soprattutto in un periodo in cui il lavoro stava riprendendo. “Cercheremo di restare aperti anche con le nuove disposizioni”, ci dice il gerente del Seven a Lugano Danilo Sotja. Anche il Zuma di Novazzano cercherà di adattarsi. “C’è un po’ di desolazione in un periodo in cui la movida stava riprendendo, soprattutto il sabato sera, ma è chiaro che prima di tutto c’è la salute delle persone. Aspettiamo le decisioni ufficiali, ma l’intenzione è quella di restare aperti e fare di tutto per trovare alternative”.

Tra il serio e il faceto
C’è poi chi la prende con ironia: l’Underground di Lugano ha lanciato un appello su Facebook per trovare delle sedie. Ma il gerente è tutt’altro che contento, soprattutto perché, a suo parere, i controlli già ci sono e funzionano: tracciamento dei contatti e l’entrata accessibile solo a persone vaccinate, guarite e testate. La prospettiva dunque non è rosea. “Non impongono una chiusura, ma quello che propongono equivale ad esserlo”, ci spiega il gerente Paolo Franzi. “È impensabile mettere dei tavoli o sedie nel locale. Sarebbe stato meglio rafforzare i controlli, permettendo l’entrata solo con il tampone (inclusi i vaccinati) oppure limitare la capienza del locale”. Una proposta, quella del tampone obbligatorio per tutti, lanciata anche dal gerente del locale Woodstock di Bellinzona Marco Acocella, che a Ticinonline ha dichiarato di volerla sottoporre al Governo.

Chi va verso la chiusura
Anche Andrea Montini, gerente della discoteca Jungle Club, vede difficile rimanere aperto a queste condizioni. “Da parte nostra ci sarà la chiusura del Jungle, salvo qualche novità”. Per quanto riguarda il locale Shaker, di cui è anche gerente, l’offerta verrà un po’ rivista: “Ci concentreremo un po’ di più sulla cena, mentre la parte serale sarà ridimensionata”. Proprio lo Shaker è stato uno dei primi locali a introdurre il certificato Covid, quando ancora non era obbligatorio, per garantire sicurezza e divertimento. Una scelta che si è rivelata vincente: “Per le persone trovarsi in un ambiente sicuro, con un controllo a dovere, è piaciuto”. Ora resta l’incognita delle prossime decisioni a livello federale: “Ci troviamo dopo un anno e mezzo a punto e a capo dopo gli sforzi fatti. C’è insicurezza sul quello che verrà domani. Dicembre poi è il mese invernale più importante, tra cene aziendali e feste. Se si parla di riaprire dopo il 24 gennaio...sarà un freddo inverno”.

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