
Nessuna nuova misura di accompagnamento nell'ambito dell'applicazione dell'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" , ma solo "un piano d'azione" volto a ottimizzare l'esecuzione delle misure esistenti, che dovrà essere elaborato dal Dipartimento federale dell'economia.
Mentre per quanto riguarda la limitazione dell'immigrazione dall'UE e dall'AELS, il Consiglio federale è disposto ad attivare unilaterlamente una clausola di salvaguardia, una volta superata una determinata soglia, ma intende comunque giungere ad un accordo con l'Unione europea per preservare la via bilaterale.
Insomma, chi si aspettava grandi novità dall'annuncio di oggi del Consiglio federale è sicuramente rimasto deluso.
"Ancora una volta la montagna ha partorito un topolino" commenta ad esempio la Consigliera nazionale PS Marina Carobbio.
La Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani la butta sull'ironia: "Non c'è che dire. Proprio un bel messaggio, quello presentato oggi dal Consiglio federale per l'applicazione...".
"Le clausole di salvaguardia regionali sull'immigrazione non sono state considerate" commenta invece il direttore di AITI Stefano Modenini.
Nel corso del pomeriggio sono poi giunte le reazioni dei partiti a livello nazionale, dei sindacati e del mondo dell'economia:
L'UDC minaccia di lanciare un'iniziativa per disdire l'accordo di libera circolazione delle persone, se governo e Parlamento non attuano la decisione del popolo del 9 febbraio 2014 o se la fanno dipendere da un veto dell'UE. "Il Governo non spiega come la clausola di salvaguardia possa ridurre significativamente l'immigrazione".
I Verdi deplorano la volontà del Consiglio federale di tenere valida l'opzione della clausola di salvaguardia unilaterale: "È evidente che l'UE non accetterà mai una modifica unilaterale delle regole del gioco. Invece di essere chiaro davanti alla popolazione, il Consiglio federale vuole rimandare il problema. Così finiremo in un vicolo cieco."
Il PS continua a respingere l'attivazione unilaterale di una clausola di salvaguardia: essa "costituisce una minaccia per gli accordi bilaterali".
Per il PLR la clausola di salvaguardia è invece un'opzione valida. È tuttavia del tutto incomprensibile il motivo per cui il Governo abbia temporeggiato così a lungo su un dossier di una tale importanza.
Anche il PPD si dice faverovole alla clausola di salvaguardia. "Ora il Parlamento può finalmente mettersi al lavoro" dice il presidente del partito Christophe Darbellay, per il quale si tratta dell'unica opzione possibile. Si dovrebbe però sfruttare meglio la manodopera indigena.
Una levata di scudi contro il Consiglio federale è arrivata dal mondo dei sindacati: l'Unione sindacale (USS), Travail.suisse e Unia fustigano all'unisono la debolezza delle misure adottate per lottare contro gli abusi sul mercato del lavoro.
Di tutt'altro tono le reazioni del mondo economico, ossia Economiesuisse, Unione svizzera degli imprenditori, Unione arti e mestieri (USAM) e Associazione mantello dell'industria delle macchine (Swissmem), che si dicono soddisfatte della clausola di salvaguardia, proposta proprio dal mondo dell'economia. "E' la sola via praticabile per conciliare in politica interna il risultato della votazione del 9 febbraio 2014, e in politica estera gli accordi bilaterali tra Svizzera e UE".
Altre reazioni, tra cui quelle del direttore del DFE Christian Vitta e del presidente UDC Ticino Piero Marchesi alle 18.45 al TG di TeleTicino.
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